Era l’11 settembre 2001 quando quattro aerei di linea furono dirottati da 19 terroristi legati ad al-Qaeda: due colpirono le Torri Gemelle a New York, uno il Pentagono e il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri. Gli attentati provocarono quasi 3.000 vittime e segnarono l’inizio di una nuova fase della politica estera americana.
Oggi ricorre il 25esimo anniversario della tragedia che cambiò per sempre la politica internazionale.
Cosa accadde dopo il crollo delle torri
La risposta degli Stati Uniti arrivò rapidamente. Nell’ottobre del 2001 cominciò l’intervento militare americano in Afghanistan contro i talebani, accusati di aver dato rifugio a Osama bin Laden e ad al-Qaeda, dando vita alla cosiddetta “guerra al terrore”.
Per la prima volta nella storia della NATO si fece ricorso all’articolo 5 del Trattato, secondo cui un attacco contro un membro dell’Alleanza è considerato un attacco contro tutti. Nel 2003 gli Stati Uniti guidarono l’invasione dell’Iraq, creando cosi una frattura con alcuni dei suoi principali alleati europei.
La fine del conflitto in Afghanistan
Solo nel 2021, dopo vent’anni di presenza militare, gli Stati Uniti e la NATO decisero di lasciare il paese mentre i talebani tornavano al potere. Il bilancio di quella stagione avrebbe pesato a lungo sulla politica estera americana e sulla percezione della sua capacità di trasformare una vittoria militare iniziale in un risultato politico stabile.
Cosa resta 25 anni dopo?
Il paradosso è che, a 25 anni dagli attentati, gli Stati Uniti continuano a confrontarsi con alcune delle stesse domande nate dopo l’11 settembre: quando è legittimo intervenire militarmente? Qual è il limite tra sicurezza nazionale e uso della forza? E soprattutto, quanto può durare una guerra prima di trasformarsi in un problema strategico invece che in una soluzione?
Tutte domande spaventosamente attuali, la campagna militare americana contro l’Iran, infatti, viene spesso paragonata alle guerre successive all’11 settembre per la difficoltà di individuare una conclusione chiara del conflitto e una strategia d’uscita. Parallelamente, la questione nucleare iraniana è tornata al centro dell’agenda internazionale: il 9 settembre l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha votato per deferire nuovamente la questione iraniana al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per la prima volta in vent’anni.