L’indignazione
L’indignazione rappresenta una forma di ostentazione di uno stato d’animo di sdegno, verso cio’ che viene percepito come moralmente ingiusto. In considerazione della continuità di cio’ che accade, nell’ambito della sfera pubblica e privata di ogni individuo, potremmo definire l’indignazione come un’espressione estremamente consuetudinaria.
Gli esperti si interrogano spesso sulla reale efficacia di questo sentimento. Mentre in alcuni casi l’indignazione rappresenta uno scatto d’orgoglio fondamentale per generare conquiste civili e mobilitazioni, in altri può rischiare di rimanere una manifestazione sterile, se non viene canalizzata in un dibattito costruttivo o in un’azione politica e sociale concreta. Oggi attraverso i social, assistiamo a continue forme di indignazione da parte di alcuni che potremmo definire come i professionisti dell’indignazione. Essi commentano con profondo risentimento, fatti di cronaca che avvengono oramai con una continuità inarrestabile. Chi e’ abituato a subire la notizia, non limitandosi a riceverla, viene contagiato da questa plateale loro forma di espressione di risentimento, verso cio’ che purtroppo accade troppo spesso e cioè forme di violenza e di ingiustizia pubblica e privata. Tuttavia sebbene l’indignazione rappresenti una nobile forma di espressione dell’anima, a volte cela, con maestria, un’espressione teatrale di rappresentazione di un falso sentimento.
Tutti siamo bravi ad indignarsi, pochi sono quelli che con fatti concreti, reagiscono alle cause che scatenano questa sorta di sentimento popolare. Emblematica e’ la scena del mitico film del compianto Luciano De Crescenzo dal titolo Così parlo Bellavista. Nell’episodio di questa scena dal titolo “ il cavaluccio rosso”, il malcapitato vittima dello scippo di una collana, in piazza mercato di Napoli, spiega ai passanti le modalità in cui e’ stato vittima del reato, rappresentando che il motivo per il quale si era recato in tale località, era stato quello di comprare un cavallo a dondolo di legno, di colore rosso, per il figlio. Cio’ che emerge in modo comico da questa scena, e’ che tutte le persone che si trovavano a passare, gli rivolgono ripetutamente la stessa ed identica seguente domanda, spinti da una comune forma tragico comica di indignazione” Che e’ successo?” A questa domanda, ogni qualvolta che gli viene posta, egli risponde ricominciando da capo il suo racconto dell’accaduto, per poi mostrarsi indulgente verso il colpevole presentandosi dopo alcuni minuti. Ed allora, anche noi, ancora oggi, ci domandiamo, per il gusto di sapere: “ Che e’ successo? “
Meditiamo tutti indistintamente


