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1 Maggio 1994, una data che ogni appassionato di F1 ricorderà per sempre. Una tragedia, una vera e propria disgrazia è avvenuta in quel pomeriggio. Ayrton Senna, una tra le leggende più importanti della storia dei motori è morto a soli 34 anni. La Williams, la vettura che l’anno precedente aveva vinto il mondiale costruttori e piloti con Alain Prost, è stata l’ultima vettura del brasiliano nella sua carriera. Una monoposto inguidabile ma che secondo il brasiliano poteva essere domata. Ayrton è sempre stato un pilota sopra le righe, una specie di “predestinato”, un pilota che sin da subito ha scardinato i ritmi del tempo. La sua storia è particolare: nato nei quartieri dei “ricchi” del Brasile, precisamente a San Paolo, ha colto nel suo paese la sua fiamma vincente. Come se i brasiliani fossero tutti amici suoi, tutti racchiusi all’interno delle sue varie monoposto. Non esistevano per lui ricchi e poveri brasiliani, come se lui fosse il Gesù Redentore di Rio De Janeiro, ma in carne ed ossa che aveva il compito di proteggere il suo amato popolo.

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Ayrton Senna aveva un piano preciso: essere il pilota più forte di tutti i tempi e far capire a tutti che il Brasile non è solo caffè e belle donne. La sua storia motoristica è nata con la Toleman, una piccola scuderia britannica con poco blasone. Dal 1983 al 1984, proprio in questa squadra, Senna ha tirato il meglio grazie ad una guida sgraziata e libera da ogni schema. Per coloro che lo hanno visto dal vivo o vissuto attraverso giornali, radio e televisori, lo hanno sempre descritto come un pilota dalla grandi vedute e dalla millimetrica precisione. Ed è proprio grazie a questa guida al limite della perfezione che la Toleman nel 1984, precisamente a Montecarlo, uno dei circuiti più affascinati e tortuosi dell’intero panorama motoristico, è diventata quasi una leggenda. Quel 3 giugno 1984 Senna ha dimostrato di avere un talento spaventoso sotto una pioggia battente. Molti piloti sono usciti di pista a causa della scarsità della visibilità e ci sono stati diversi incidenti. Eppure il brasiliano non ha mai avuto problemi e giro dopo giro ha recuperato terreno superando Lauda con grande disinvoltura. Lo stesso austriaco è stato costretto al ritiro causa problemi. A causa dell’eccessiva pioggia la gara è stata fermata e interrotta con Senna che era a ridosso degli scarichi di Prost e con altissima probabilità lo avrebbe sorpassato senza problemi. Ma i commissari hanno sventolato le bandiere rosse, gialle e a scacchi decretando la vittoria al francese, con Senna che ha chiuso in seconda posizione.

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La carriera di Senna è poi proseguita in Lotus per poi arrivare alla McLaren. Il binomio McLarenSenna è ancora oggi uno dei più belli e importanti della storia della Formula1. Dal 1988 al 1993 sono stati anni di dominio assoluto per la scuderia inglese. Lui e Prost hanno letteralmente realizzato record, vittorie, pole position e giri veloci come se piovessero. Per il brasiliano sono stati anni d’oro, anni di vero e proprio dominio con tutti gli altri piloti a mangiare le briciole. Ma dire cosa ha vinto Senna è riduttivo, anche perché basta poco per capire che pilota fosse, ma comprendere a pieno le capacità del pilota è altra cosa. Basti vedere il video di Alberto Naska, uno dei content creator più importanti nell’ambito motoristico, che ha analizzato le abilità di Senna a Donington (ancora una volta sotto la pioggia). Partito male, a fine primo giro era già in testa andando a vincere in solitaria senza problemi.

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Dopo gli anni in McLaren, dopo i vari trionfi con la scuderia nata grazie a Bruce McLaren, Senna ha deciso di approdare in Williams. L’auto del suo rivale di sempre, ovvero Alain Prost appena ritirato. L’annata fu disastrosa sin da subito: 2 ritiri nelle prime due gare e Senna sempre più frustrato dalla situazione. Eppure il talento c’era visto che le pole sono state sempre le sue. Infine alla vigilia del Gp di San Marino, a Imola, questo idillio tra lui e la vettura si è rotto. Un fine settimana devastante sotto ogni punto di vista: l’incidente a Ruben Barrichello al venerdì è stato solo un avviso a quello che sarebbe accaduto più tardi. Sabato 30 aprile 1994 il mondo ha avuto un vero e proprio scossone. Roland Ratzenberger all’età di 34 anni è morto a causa di un incidente tra la curva Tamburello e la Curva Gilles Villeneuve. La parte superiore dell’alettone anteriore si è staccato andando a schiantarsi a quasi 300 km/h. Il giorno dopo, ovvero 1 maggio 1994 Senna è scattato dalla pole position (la terza consecutiva) con la bandiera dell’Austria con se, ovvero quella di Ratzenberger. Dopo lo start ci fu un incidente e al rientro della SafetyCar, al giro 7 il piantone dello sterzo è ceduto e per il pilota non ci fu nulla da fare. Ayrton è andato a schiantarsi al Tamburello ad una velocità pazzesca ribalzando due volte. Il piantone penetrò il casco causando lo sfondamento della regione frontale destra. Alle 18:40 Ayrton Senna è deceduto a causa di queste lesioni. Un giorno di lutto per tutto il Brasile e per coloro che hanno a cuore questo sport.

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Raccontare Senna è difficile, soprattutto per chi non lo ha vissuto, ma ha visto le sue gesta in filmati d’epoca. E’ complicato perché non si sta parlando di uomo, ma di una divinità con tuta, casco e guanti. Ayrton non è mai stato un essere umano, ma è stato un qualcosa che va al di sopra di ogni immaginazione. Si potrebbero scrivere pagine e pagine su quello che ha dato e su quello che poteva dare. Senna è stato un pioniere in tutto: dal suo rapporto con la fede, al rapporto con il popolo brasiliano a quello con chi lo circondava. Sono passati decadi dalla morte di colui che probabilmente ha cambiato il mondo delle auto, dei motori in generale e perché no, anche della quotidianità moderna. Ogni singolo pilota che supera i suoi record si mette a piangere. Basti ricordare Michael Schumacher a Monza nel 2000 quando in piena conferenza stampa scoppiò ricordando proprio Senna. Con lui anche Mika Hakkinen, rivale di sempre, non è riuscito a proseguire la conferenza per il magone del tedesco.

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Oggi 1 maggio per molti è una giorno di festa, un giorno di beatitudine, ma per chi è appassionato di motori è un giorno di lacrime e tristezza. I giovani piloti che oggi percorrono i chilometri in pista nei migliori autodromi del mondo, in questa giornata hanno un pensiero verso Senna. Chiunque appassionato di motori, di storia moderna o di qualunque altro campo conosce Senna. Il suo nome è un qualcosa di sacro che va oltre alla religione. Chiunque sfida la morte ad oltre 300 chilometri orari può essere considerato eroe da osannare. Ayrton Senna, Gilles Villeneuve, Roland Ratzenberger, Ronnie Peterson, Jochen Rindt, Wolfgang von Trips, Lorenzo Bandini e Luigi Musso, per citare alcuni, hanno sfidato numerose volte la morte vincendo e facendosi beffa, ma alla prima vera e concreta occasione Ella ha battuto loro e li ha portati nell’Olimpo della Gloria Eterna. Oggi 1 maggio è un giorno di lutto per coloro che hanno vissuto l’era di Senna e per coloro che non lo hanno potuto gustare. Oggi sicuramente verrà fatto un saluto, un cenno, o magari (noi italiani) andremo su tutte le piattaforme musicali per ascoltare in silenzio cercando di trattenere le lacrime la canzone di Lucio Dalla che ha dedicato ad Ayrton.

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Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota
E corro veloce per la mia strada
Anche se non è più la stessa strada
Anche se non è più la stessa cosa
Anche se qui non ci sono piloti
Anche se qui non ci sono bandiere
Anche se qui non ci sono sigarette e birra
Che pagano per continuare
Per continuare poi che cosa?
Per sponsorizzare in realtà che cosa?
E come uomo io ci ho messo degli anni
A capire che la colpa era anche mia, era anche mia
A capire che ero stato un poco anch’io
E ho capito che era tutto finto
Ho capito che un vincitore vale quanto un vinto
Ho capito che la gente amava me
Potevo fare qualcosa
Dovevo cambiare qualche cosa
E ho deciso una notte di maggio
In una terra di sognatori
Ho deciso che toccava forse a me
E ho capito che Dio mi aveva dato
Il potere di far tornare indietro il mondo
Rimbalzando nella curva insieme a me
Mi ha detto: “Chiudi gli occhi e riposa”
E io ho chiuso gli occhi