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Condannata a morte in Tennessee sopravvive a due dosi di pentobarbital

Di — In Cronaca
Ottobre 01, 2026
Condannata a morte in Tennessee sopravvive a due dosi di pentobarbital

E’ Christa Pike il nome della sopravvissuta al braccio della morte dopo due dosi di pentobarbital. Oggi, la donna ha 50 anni ed è in carcere da trenta, ma nel gennaio del 1995 all’età di 18 anni, insieme al fidanzato Tadaryl Shipp e un’altra compagna, attirò in una zona isolata nel campus dell’Università del Tennessee la diciannovenne Colleen Slemmer, loro collega al Job Corps. Secondo l’accusa, Pike temeva che Slemmer le stesse sottraendo il ragazzo. La ragazza fu colpita con un taglierino, picchiata con un blocco di asfalto e infine uccisa. Sul corpo Shipp incise un pentagramma. Quell’elemento, unito alla brutalità del delitto e alla giovane età dei protagonisti, alimentò la paura collettiva per presunti “culti satanici” che attraversava gli Stati Uniti tra gli anni Ottanta e Novanta.

Il processo si chiuse nel marzo 1996. Pike fu condannata a morte per omicidio di primo grado. Shipp, minorenne all’epoca dei fatti, ricevette l’ergastolo con possibilità di liberazione condizionale. La terza ragazza coinvolta, che testimoniò contro gli altri due, ottenne uno sconto di pena. La disparità è uno dei punti su cui la difesa insiste da decenni: Pike è rimasta l’unica a finire nel braccio della morte, e secondo l’avvocato Stephen Ferrell la sua sentenza è un’anomalia rispetto ad altri diciottenni condannati a morte nello stesso Stato, le cui pene sono state in seguito annullate.

Pike non ha mai negato il gesto. 
Nella petizione di clemenza ha scritto: “Ero una ragazza di 18 anni, malata di mente. Mi ci sono voluti anni persino per capire la gravità di quello che avevo fatto. Ancora di più per accettare quante vite avessi colpito. Ho tolto la vita alla figlia, alla sorella, all’amica di qualcuno. Ora mi fa star male pensare di aver avuto la capacità di commettere un crimine simile”.  Tutta la sua infanzia è infatti stata segnata da instabilità e violenza, oltre che della noncuranza dei genitori, che ben presto si separano. Quando Pike frequentava il terzo anno delle elementari, assunse «una dose eccessiva di paracetamolo» e finì in cura psichiatrica.

È alla scuola materna quando subisce la prima violenza sessuale: allora, fu il fidanzato della nonna ad abusare di lei. A 11 anni, venne stuprata anche da un vicino e dal compagno della madre. A 17, venne trascinata nel bosco e violentata da uno sconosciuto. Nonostante la denuncia, il colpevole non è mai stato catturato.

La data per la sua esecuzione era prevista per ieri, mercoledì 30 settembre. Secondo l’agenzia di stampa Ap, il protocollo ora non specifica chiaramente cosa succederà ora.
Durante l’esecuzione però, le cose non sono andate come da protocollo e Pike ha denunciato dolore e bruciore ai suoi boia. I legali di Pike hanno presentato un’istanza d’urgenza alla Corte Suprema degli Stati Uniti per bloccare e sospendere immediatamente l’esecuzione, sostenendo che la donna stesse subendo una «sofferenza inutile» in violazione del suo diritto a non essere sottoposta a pene crudeli. «Questa vicenda si è trasformata in un’agonia e in una violazione del diritto di Pike a essere giustiziato senza subire pene crudeli e inusuali» hanno dichiarato a un’emittente locale. Dopo le iniezioni, però, è rimasta cosciente a lungo e, a un certo punto, ha sollevato la testa chiedendo ai funzionari della prigione se fosse normale che il suo braccio desse quella sensazione di bruciore, come se stesse per scoppiare. Le tende si sono poi chiuse, prima di riaprirsi di nuovo. In seguito ha perso conoscenza – a tratti «russava sonoramente», ad altri si lamentava per il dolore scalciando così spesso «da far capedere le lenzuola che la coprivano» – ed è stata poi trasportata in ambulanza fuori dal carcere. «Non siamo stati informati sulle sue condizioni», fanno sapere i suoi legali in un comunicato.

Il medicinale usato è il pentobarbital, un potente sedativo che rallenta le funzioni dell’organismo, tra cui il sistema nervoso. Viene usato per il trattamento di varie patologie, ma se preso in dosi elevate può provocare la morte. Se l’esecuzione fosse andata a buon fine, sarebbe stata la prima donna a venire giustiziata in Tennessee negli ultimi 200 anni.