Caso Resinovich: dubbi della famiglia sulla testimonianza del pizzaiolo
Il caso della morte di Liliana Resinovich torna a infiammarsi dopo le inattese dichiarazioni del pizzaiolo triestino Alfonso Buonocore, che ha raccontato di aver consegnato alla donna due sacchi neri tra il 2019 e il 2020, molto prima della sua scomparsa e del ritrovamento del corpo avvolto proprio in sacchi di quel tipo nel gennaio 2022. Rivelazioni tardive che il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, definisce un “serio tentativo di inquinare le prove”, annunciando una querela contro l’uomo e chiedendo alla Procura di intervenire tempestivamente.
A insospettire la famiglia sono innanzitutto i tempi e le modalità con cui Buonocore avrebbe deciso di parlare: a distanza di cinque anni dai fatti, e non alla polizia ma direttamente a Sebastiano Visintin, marito della vittima, presso la sua abitazione. È stato lo stesso Visintin a consegnare la registrazione alla polizia, riferendo che il pizzaiolo gli aveva spiegato di aver taciuto su consiglio di un amico e di aver trovato il coraggio di esporsi soltanto dopo aver visto in televisione che il caso rimaneva aperto.
Secondo il racconto, Liliana si sarebbe presentata in due diverse occasioni nella pizzeria frequentata da lei e dal marito per chiedere sacchi neri molto capienti, pregando Buonocore di non parlarne con nessuno, neppure con Visintin. Un dettaglio che risuona inquietante alla luce del ritrovamento del corpo della donna, inserito in due sacchi di dimensioni simili, uno a coprirne gli arti inferiori e l’altro il busto. Per Sergio Resinovich, tuttavia, questa improvvisa versione non è credibile né rispettosa della memoria della sorella, da lui sempre ritenuta vittima di un omicidio. “Non se ne può più di farse come questa, non c’è alcun rispetto per Liliana” ha dichiarato, ribadendo il timore che qualcuno stia cercando di deviare il corso delle indagini.
Il fratello sottolinea come la vicenda sia stata costantemente al centro dell’attenzione pubblica, rendendo ancor più inspiegabile il lungo silenzio del pizzaiolo e il suo rivolgersi al marito della vittima invece che alle autorità. “Voglio capire perché e per come si stanno verificando questi inconsistenti ed irrispettosi episodi”, ha detto Sergio, convinto che si tratti di un tentativo di alterare la verità. La Procura è ora chiamata a valutare il nuovo materiale consegnato e la credibilità delle dichiarazioni, mentre la famiglia di Liliana teme che l’ennesima testimonianza tardiva possa alimentare confusione e rallentare l’accertamento definitivo dei fatti.

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