Consulenza psichiatrica su Sempio, perché la Procura si muove solo ora
La Procura di Pavia ha disposto una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio, attualmente indagato nell’ambito delle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. La decisione arriva a distanza di circa venti giorni dalla chiusura delle indagini preliminari e dopo il deposito delle consulenze tecniche presentate dalla difesa dell’indagato.
Secondo quanto riportato dal portale Fanpage, nel provvedimento firmato dal procuratore Fabio Napoleone si sottolinea come i termini delle indagini risultino ancora aperti fino al 28 settembre 2026 e come sia stato ritenuto necessario procedere con ulteriori verifiche tecniche. I consulenti del pubblico ministero dovranno infatti esaminare le osservazioni e le memorie difensive depositate dagli avvocati di Sempio, valutandone la solidità scientifica e il rigore metodologico.
Secondo gli avvocati penalisti Paolo Di Fresco e Ylenia Minnella del Foro di Milano, la scelta della Procura rappresenta una mossa formalmente corretta ma allo stesso tempo significativa dal punto di vista investigativo. Le consulenze della difesa avrebbero infatti sollevato dubbi e criticità sull’impianto accusatorio, inducendo gli inquirenti ad approfondire ulteriormente alcuni aspetti prima di procedere verso una eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
La consulenza psichiatrica, spiegano i legali, serve in linea generale a verificare l’eventuale presenza di infermità mentali, totali o parziali, che possano incidere sulla capacità di intendere e di volere dell’indagato. Nel caso specifico, gli investigatori avrebbero rilevato comportamenti considerati anomali o bizzarri da parte di Sempio, elementi che potrebbero aver spinto la Procura a richiedere una valutazione specialistica.
Non viene esclusa però anche una lettura strategica della decisione. La Procura potrebbe voler affrontare subito il tema della capacità mentale dell’indagato per evitare che diventi successivamente un punto centrale della strategia difensiva durante un eventuale processo.
Resta ancora incerto il futuro giudiziario dell’inchiesta. La legge non impone un termine preciso entro il quale il pubblico ministero debba formulare la richiesta di rinvio a giudizio dopo la chiusura delle indagini preliminari. Inoltre, gli approfondimenti investigativi proseguiranno almeno fino alla fine di settembre.
Per questo motivo, non è escluso neppure che la Procura possa arrivare a chiedere l’archiviazione qualora gli elementi raccolti non vengano ritenuti sufficienti a sostenere un’accusa in giudizio. Molto dipenderà dall’esito delle nuove verifiche tecniche e della consulenza psichiatrica disposta nelle ultime ore.

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