Orrore nel Cosentino, carbonizzati quattro braccianti
Quello che lunedì pomeriggio sembrava il drammatico incendio di un veicolo si è trasformato in poche ore in una delle pagine più nere e violente della cronaca recente. Quattro braccianti agricoli – tre di nazionalità afghana e uno pakistana – sono stati bruciati vivi all’interno di un minivan parcheggiato nel piazzale di una stazione di servizio lungo la Statale 106 Jonica, ad Amendolara, nell’alto Cosentino.
La svolta nelle indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari e condotte dalla Squadra Mobile di Cosenza, è arrivata grazie alle immagini shock delle telecamere di videosorveglianza del distributore e alla testimonianza chiave di un quinto uomo, un cittadino afghano miracolosamente sfuggito alla strage. Nella notte sono state fermate due persone di nazionalità pakistana, rintracciate a Villapiana, con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato. I fotogrammi passati al setaccio dagli inquirenti descrivono un’azione di una ferocia inaudita. Nel video si vedono chiaramente due uomini avvicinarsi al minivan. Mentre fanno forza con le braccia per bloccare le portiere dall’esterno, impedendo ai passeggeri qualsiasi via di fuga, dal portellone posteriore viene gettato del liquido infiammabile, presumibilmente benzina. Pochi istanti dopo, l’abitacolo viene avvolto da una fiammata violentissima che non ha lasciato scampo ai quattro occupanti. I killer sono poi fuggiti a piedi, dileguandosi nella zona.
I Vigili del Fuoco, intervenuti inizialmente per domare il rogo che minacciava la sicurezza della pompa di benzina, hanno fatto la macabra scoperta soltanto a fiamme spente, trovando i corpi carbonizzati. A confermare lo scenario di totale sottomissione e violenza è stato il quinto passeggero del mezzo, riuscito a salvarsi rompendo un finestrino e fuggendo prima che le fiamme bloccassero anche lui. Secondo il racconto del sopravvissuto, la scintilla che ha scatenato la furia omicida sarebbe stata una lite legata al denaro per il trasporto verso i campi della Piana di Sibari. Di fronte al rifiuto o all’impossibilità delle vittime di pagare la quota pretesa dai caporali, i due aguzzini hanno deciso di punirli dando fuoco al veicolo.
Il quadruplo omicidio riaccende violentemente i riflettori sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti impiegati nella raccolta agricola nella Sibaritide, un territorio in cui migliaia di invisibili sostengono l’economia locale senza tutele, spesso in balia di organizzazioni criminali transnazionali che gestiscono i trasporti e la manodopera.
I sindacati e le istituzioni locali hanno espresso profondo cordoglio e fermo sdegno. I due indagati si trovano ora nel carcere di Cosenza a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre si scava per capire se dietro i due esecutori materiali ci sia una rete di complicità più estesa radicata sul territorio.

