Tommaso Onofri, la madre a 20 anni dal sequestro: “Non perdonerò mai i rapitori”
Sono passati vent’anni dal sequestro e dall’uccisione di Tommaso Onofri, rapito il 2 marzo 2006 dalla sua casa di Casalbaroncolo, alle porte di Parma. Un anniversario che riapre una ferita mai rimarginata per la famiglia e per un intero Paese che seguì con angoscia quei giorni drammatici.
A parlare oggi è la madre, Paola Pellinghelli, che in un’intervista alla Gazzetta di Parma ha ribadito con fermezza di non aver mai perdonato i responsabili del sequestro. “Per me loro sono il nulla. Come si può perdonare il nulla? Non è possibile. Non li perdonerò mai. Non penso mai a loro, perché per me non esistono”, ha dichiarato. Il suo pensiero è rivolto solo ai figli: Sebastiano e Tommaso, che oggi avrebbe quasi 22 anni.
Per la madre, però, il tempo si è fermato. “Non riesco a immaginarlo ragazzo, cresciuto”, ha spiegato. Solo quando incontra giovani nati nel 2004, l’anno di nascita di Tommaso, prova a figurarsi come sarebbe potuto diventare. “Li vedo con la barba e penso: guarda come potrebbe essere. Ma per me resterà bambino per sempre”.
Il ricordo di quella sera è ancora vivido, fatto di immagini improvvise e sensazioni indelebili. Il blackout improvviso, la porta aperta dal marito e subito richiusa con violenza, la famiglia legata in pochi minuti. “Non abbiamo sentito nulla, solo che improvvisamente è venuta a mancare la luce”, ha raccontato. Attimi concitati, poi la corsa fuori casa e quella terribile intuizione: “Mi sono detta subito: ‘Ciao Tommy, secondo me io e te non ci rivedremo qui’”. Un pensiero che ha cercato di scacciare nelle settimane successive, aggrappandosi alla speranza.
Il 1° aprile 2006 arrivò la notizia che nessun genitore dovrebbe mai ricevere. La famiglia era riunita a casa della sorella, davanti alla televisione. Un’edizione straordinaria del telegiornale annunciò il ritrovamento del corpo del piccolo. “Forse ho urlato, ma ho perso subito i sensi”, ha ricordato. Da quel momento nulla è stato più come prima.
“Non ho superato nulla”, ha ammesso con lucidità. Eppure ha trovato la forza di andare avanti, anche grazie a un lungo percorso di psicoterapia durato dieci anni. “Dovevo in qualche modo farmene una ragione se volevo crescere l’altro mio figlio. Non so se sia sopravvivenza o qualcosa di più grande, ma oggi vedo la vita in modo diverso”.
Vent’anni dopo, il dolore non si è attenuato, ma si è trasformato in una consapevolezza più profonda. La capacità di distinguere ciò che conta davvero, di dare il giusto peso alle cose. Tommaso resta una presenza costante, un bambino per sempre nel cuore della madre e nella memoria collettiva di un Paese che non ha dimenticato.

Scrivo e sono content creator True Crime su Youtube , canale SCARLETT NOIR.
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