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Aldo Moro, considerato il politico per antonomasia, nella metà degli anni ’90 fu eletto quattro volte Presidente del Consiglio dei Ministri. Definito come uno dei due cavalli di razza della Democrazia Cristiana, uno dei partiti politici più importanti nella storia italiana basato sui principi della giustizia sociale, della solidarietà e della difesa dei valori cristiani, diventerà dapprima segretario del partito e poi presidente.

16 marzo 1978 – 2024

Sono passati 46 anni dal ritrovamento del suo corpo senza vita, il 9 Maggio 1978, dopo 55 giorni dal rapimento da parte delle brigate rosse causato da una mancata collaborazione da parte dello Stato nello scagionare alcuni rappresentati del loro gruppo.

La mattina del 16 marzo 1978 , giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l’automobile su cui viaggiava Aldo Moro insieme a due uomini della scorta si scontrò contro una Fiat 128 che gli aveva tagliato la strada, in pochi secondi un gruppo armato delle Brigate Rosse tempestò la macchina di proiettili che portarono alla morte dei due agenti mentre il Presidente venne catturato dai brigatisti.

Per comprendere a pieno l’accaduto però è opportuno tornare indietro con la memoria soffermandoci sul ruolo delle Brigate Rosse.

Brigate rosse

Le Brigate Rosse (BR) sono state un’organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra nata nel ’70 per propagandare e sviluppare la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo. Probabilmente fu l’organizzazione più pericolosa che colpì tutto ciò che, secondo le teorie dell’organizzazione, ostacolava la rivoluzione in Italia.

Inizialmente le Brigate Rosse portarono a termine prevalentemente sabotaggi industriali ma ci volle ben poco per passare ai rapimenti e omicidi. Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro però decretò il declino del gruppo armato in quanto alcuni membri intrapresero la via della collaborazione con lo Stato.

La prigionia

Il 19 marzo venne pubblicata su tutti i giornali la fotografia di Aldo Moro in primo piano con alle spalle la bandiera delle Brigate Rosse, in concomitanza della pubblicazione del primo dei 9 comunicati firmati dalle Brigate Rosse.

Nei 55 giorni di prigionia, nell’appartamento di proprietà di Anna Laura Braghetti in via Camillo Montalcini 8 a Roma, Moro scrisse 86 lettere.
Alcune indirizzate ai dirigenti del suo partito, altri alla famiglia, alcune all’allora Papa Paolo VI e ai principali quotidiani. E’ opinione comune che con queste lettere Moro cercò di aprire una trattativa che il governo preseduto da Andreotti non volle accettare per non sottostare alle Brigate Rosse.

Preso atto della decisione del governo le Brigate Rosse processarono, condannarono e stabilirono la sentenza di morte per Moro.
Il leader democristiano fu ucciso con una scarica di proiettili al petto. Successivamente i brigatisti emisero l’ultimo comunicato, il nono in cui riportavano:

Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato”.

Il corpo di Moro fu lasciato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani, simbolicamente a metà strada tra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista Italiano.