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Annarella Bracci viveva in via Lorenzo Litta, presso il lotto 25, scala L, nella borgata di Primavalle, assieme ai numerosi fratelli e alla madre, separata dal marito. Cercava di guadagnarsi qualche soldo facendo piccole commissioni per i vicini e badando alle faccende domestiche. La situazione della borgata era degradante: nel dopoguerra c’erano solo case popolari, scantinati, pochi mezzi pubblici e fogne a cielo aperto. La sera del 18 febbraio 1950, Annarella scomparve dopo essere uscita per comprare del carbone. Le forze dell’ordine non diedero subito importanza all’accaduto, e le ricerche iniziarono solo sei giorni dopo, a seguito della protesta della borgata.

La notizia della scomparsa di Annarella ed il ritrovamento del corpo della piccola

I giornali cominciarono a darne notizia verso il 23 febbraio. Un ricco barone promise una ricompensa di 300.000 lire per chi avesse ritrovato la bambina. La sera del 3 marzo, il corpo di Annarella fu ritrovato in un pozzo profondo 13 metri, tra via Torrevecchia e l’attuale via Cogoleto. Fu il nonno della vittima a scoprirlo, dichiarando di essere stato guidato dalla “voce della nipote udita in un sogno”, e ricevette la ricompensa. L’area, oggi densamente urbanizzata, era all’epoca aperta campagna.

Roma sconvolta dell’omicidio della piccola

L’evento scosse profondamente Roma e travalicò i confini cittadini. Al funerale, a spese del Comune, parteciparono le più alte cariche istituzionali, il prefetto, alti dirigenti della polizia e una numerosa folla di oltre centomila persone. L’evento ispirò il disegnatore Walter Molino per la copertina della Domenica del Corriere. L’emozione suscitata monopolizzò le cronache dei quotidiani romani e provocò gli interventi di Curzio Malaparte sul Tempo e di Pietro Ingrao sull’Unità, oltre a una serie di monografie.

Le indagini

Le indagini della polizia si concentrarono inizialmente sulla famiglia Bracci. La madre fu fermata il 25 febbraio e interrogata: non aveva un alibi e temeva quello che la figlia avrebbe potuto dire in un’inchiesta per adulterio e procurato aborto, denuncia fatta dal marito tre giorni prima della scomparsa della bambina. Anche un certo Moroni, presunto amante della madre, fu sospettato, ma aveva un alibi.

L’autopsia accertò che Anna fu vittima di un tentativo di stupro; l’aggressore, dopo averla colpita ripetutamente, la gettò in un pozzo dove, agonizzante, annegò. La dinamica dell’omicidio escludeva la responsabilità della madre. Le indagini sembravano in un vicolo cieco, poi si scoprì che Annarella era stata vista mangiare castagne con Lionello Egidi, un bracciante amico di famiglia. Egidi, con precedenti per molestie, fu arrestato e confessò l’omicidio, ma ritrattò denunciando torture da parte della polizia.

La chiusura del processo

Nel 1952 fu dichiarato innocente per insufficienza di prove.Durante il processo d’appello nel 1955, un’altra ragazzina denunciò di essere stata molestata da Egidi, che fu condannato a 26 anni per l’omicidio di Annarella e a 3 anni per le molestie. Tuttavia, nel gennaio 1957 la Cassazione annullò la condanna per l’omicidio. Egidi tornò libero, ma nel 1961 fu nuovamente condannato per molestie su un bambino.Il caso di Annarella Bracci rimase irrisolto e il responsabile del suo omicidio non fu mai trovato.

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