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Bolle di sapone, ricatti e bugie. Smentite le previsioni sul tanto atteso discorso di Putin alla parata della liberazione. Nessuna minaccia di guerra, se non l’indice puntato sulla Nato, colpevole a suo avviso di averlo spinto all’operazione speciale per difendere i confini russi. La parola vittoria ne’ sfiorata, ne’ nominata, il rammarico piuttosto per le perdite degli eroi militari e ufficiali caduti per difendere la sicurezza della Nazione.

False le voci di un Putin fuori di testa, afflitto da Parkinson e costretto durante i colloqui ufficiali a nascondere il tremore delle mani attaccandole al tavolino. Passo spedito e sicuro nel passare in rassegna le forze armate, applausi dalla platea, un milione di persone, a riconferma di un gradimento che non vacilla. La guerra globale ha detto Putin non deve scoppiare. La passeggiata solitaria di Zelensky in una Kiev deserta con discorso registrato stride con la folla di Mosca, senza nominare Putin lo definisce Hitler dei nostri giorni, male assoluto per il mondo rassicurando gli ucraini della giusta vittoria. Non la pensano proprio così i combattenti del Battaglione Azov che lo accusano di non aver fatto abbastanza per salvarli: la resa ha detto il comandante equivale ad una morte certa, unica soluzione combattere.

Odessa vive ore di attesa stretta da un lockdown forzato, si era ipotizzato l’inferno il giorno nove, in realtà solo allarmi e quattro missili lanciati dalla Crimea. Fanno rumore le dichiarazioni del ministro della Difesa inglese Wallace che definisce Putin e i suoi generali traditori fascisti, vergogna della Russia. Macron fresco di rielezione prende le distanze e invita a riprendere i negoziati per una soluzione del conflitto, impossibile con le armi, e con l’ umiliazione della Russia. La visita del ministro russo a Varsavia, considerata una provocazione, si e’ conclusa con il ferimento di 10 manifestanti e con l’esibizione della faccia del ministro macchiata da lanci di vernice rossa.

Clima teso che non allontana lo spettro della carestia, 147 milioni di persone in attesa del grano, del frumento, chiusi nei silos, urge sollecita l’ambasciatore di Kiev Zazzo riprendere la normale navigazione del Mar Nero. Putin lo sa Ucraina e Russia sono i granai del mondo, per questo le navi russe guardiane del mare sono oggetto di bombardamenti e affondamenti da parte degli ucraini. La visita di Draghi a Washington dovrebbe e potrebbe secondo gli analisti stemperare il clima, i due Presidenti in sintonia sulle sanzioni, sulle armi, sul sostegno all’Ucraina, non possono esimersi dal valutare le conseguenze di tali restrizioni, il cessate il fuoco e’ l’unica soluzione per arginare la catastrofe umanitaria dei rifugiati, arginare il rischio dell’ ennesima guerra civile nel Nord Africa e in medio oriente, più della guerra puo’ il digiuno; i contratti con i paesi fornitori sbandierati da Di Maio carta straccia dalla sera alla mattina.

Le promesse esagerate di Biden di aiutare l’Europa a due velocità sulla questione dell’embargo del petrolio e sul gas, con gas liquido dall’America, il sostegno senza risparmio verso l’Ucraina baluardo dell’ Occidente aggredito, rischiano a conflitto finito di scoppiare come bolle di sapone. L’Afghanistan insegna, lasciato a sé stessa senza preavviso dopo vent’anni in mano ai Talebani, addio sogni proibiti di un paese democratico, le donne sono tornate al burqa. La guerra delle parole non vince mai di fronte alla realtà dei fatti.

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