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“Mio marito era nato a Benin City, in Nigeria. Dieci anni fa era venuto in Italia per cercare lavoro. Io sono arrivata un anno più tardi, ci siamo conosciuti qui. Ci siamo sposati e siamo diventati genitori”. A parlare è Charity Oriachi, la vedova del 39enne nigeriano Alika Ogorchukwu, ucciso al culmine di un’aggressione a Civitanova Marche.

“Ogni giorno – ricorda la donna – usciva con la sua borsa carica di accendini e fazzoletti da offrire ai passanti in cambio di pochi euro. Una sera è stato investito da un ubriaco mentre tornava a casa. Ha riportato una lesione permanente al nervo del polpaccio. Per camminare doveva usare una stampella, ma ha continuato a lavorare. Non avrebbe mai rinunciato al contatto con le persone. Offriva accendini in cambio di qualche moneta, di un sorriso. Proprio l’altro giorno gli avevano rinnovato il permesso di soggiorno come lavoratore del commercio ambulante. Era così felice”.

“Voglio guardare quell’uomo negli occhi e chiedergli perché l’ha fatto. Perché ha ucciso mio marito?”, conclude Charity. (Testo e foto da Lavocedelmigrante)