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Nel maggio del 2022 la tranquillità del paesino di montagna Temù, in provincia di Brescia, è stata scossa da un evento tragico e macabro: Laura Ziliani è stata uccisa nella sua stessa casa, strangolata dopo essere stata stordita da un dolce contenente benzodiazepine. Ciò che emerge dai diversi interrogatori condotti è una narrazione sconcertante, che rivela un piano criminale orchestrato da un “trio criminale” composto da Silvia Zani, Mirto Milani e la sorella minore, Paola Zani.

La dinamica dell’omicidio di Laura Ziliani raccontata dai colpevoli

Secondo le testimonianze raccolte durante gli interrogatori, l’idea di uccidere la madre sarebbe venuta prima a Silvia e Mirto. Paola Zani, la più giovane delle tre, è stata coinvolta nel progetto solo successivamente ed inizialmente avrebbe resistito prima di decidere di collaborare.

I tentativi di avvelenamento di Laura Ziliani sono stati numerosi e descritti nei dettagli durante gli interrogatori ma è emerso che i tre avevano già meditato di ucciderla per strangolamento. Quest’idea era stata accantonata inizialmente a causa della difficoltà logistica, ma alla fine è stata messa in atto durante la sera del 7 maggio.

Il racconto di una delle figlie, Paola Zani

La narrazione del delitto fornita da Paola Zani durante gli interrogatori è agghiacciante. Descrive come lei e la sorella abbiano attaccato improvvisamente la madre, mentre Mirto Milani assisteva. Il tutto è stato pianificato nei minimi dettagli per evitare tracce e testimoni. Dopo l’omicidio, il corpo di Laura Ziliani è stato occultato in una buca scavata lungo una pista ciclabile e coperto di cemento.

<Ricordo di aver detto “Muori puttana” perché in quel momento la odiavo perché mi stava costringendo a farle quello, mi avrebbe rovinato la vita. Le ho dato anche un pugno. Tutta l’operazione è durata alcuni minuti, per me è durata un’eternità. Mi sono resa conto che era morta molto dopo, continuavo a controllare il battito anche perché aveva delle convulsioni credo post mortem>.

Anche la fase successiva, quella della falsa scomparsa di Laura Ziliani, è stata pianificata con cura dal trio. Hanno studiato reazioni da tenere in pubblico e hanno persino bruciato alcuni vestiti per simulare una passeggiata della madre. Davanti alle telecamere, hanno fatto appelli per ritrovare la donna scomparsa, mantenendo la calma e simulando disperazione.

Il racconto di Paola Zani offre un’illuminante finestra sulla mente di coloro che hanno commesso questo crimine atroce. È un esempio spaventoso di come una relazione tossica possa portare a una lucida follia omicida.

La condanna dei tre imputati

La Corte d’Assise di Brescia ha inflitto la massima pena a Paola e Silia Zani e Mirto Milani. I tre insieme hanno progettato ed eseguito materialmente il delitto. Riconosciuta anche l’aggravante della premeditazione.

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