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di Giuseppe Esposito

Il 9 maggio è giunto e per ricordare la vittoria sul Nazifascismo a Mosca si è riunito il Gotha della federazione Russa. In testa il presidente Putin. In tribuna i veterani di guerra della Armata Rossa. Il Presidente stringe mani e dispensa parole.

Se i simboli dicono qualcosa allora il primo è quello di San Giorgio: da cui si vede come la Russia riesca e voglia fondere il passato zarista con quello comunista di Stalin e quello “moderno” pseudo capitalista di oggi. Sulla Piazza Rossa sfila la bandiera della Federazione ed immediatamente dietro segue quella comunista della seconda guerra mondiale che fu issata sull’edificio più rappresentativo di Berlino e che ora è sede del Parlamento tedesco. Di fronte a Putin e alla tribuna sono schierati gli uomini, molto giovani, in armi delle forze armate come a voler rinsaldare il mito della invincibilità che però stride con quanto sta avvenendo in Ucraina.

Il tanto atteso discorso di Putin, molto breve a dire il vero, forse ha spiazzato chi si aspettava la dichiarazione di guerra totale contro l’Ucraina e la mobilitazione generale.
È stato un inno patriottico che ha fatto anche un accostamento tra la seconda guerra mondiale e quello che si sta facendo aggi in Ucraina. Riferendosi alla NATO ha detto che è una minaccia inammissibile vicino ai confini russi e l’”Operazione Militare Speciale” è vissuta, in questa ottica, come una risposta preventiva e qualcosa di necessario per la sicurezza del paese. Ha accusato la NATO è l’Occidente di aver rifiutato di dare ascolto alle preoccupazioni sulla sicurezza, bocciando le proposte russe in tal senso. Nel discorso di Putin non c’è stato quella spinta in avanti sulla guerra in Ucraina, l’escalation, e forse anche questo è calcolato.
Per oggi si è tirato un sospiro di sollievo domani si vedrà.