Washington, USA – Potremmo iniziare con il racconto dei fatti di cui sta ormai parlando il mondo intero, l’irruzione dei pro-Trump all’interno di Capitol Hill, ma è più doveroso puntualizzare un altro aspetto. La propaganda portata avanti dal tycoon repubblicano è stata deplorevole, senza criteri di giusta democrazia. Trump, dopo l’accertata sconfitta recente contro l’avversario Joe Biden, ha mostrato tutto fuorché robustezza nei principi della Costituzione americana. La stessa Costituzione che, per tramite del Congresso, lo ha prontamente destituito. Vediamo cosa è accaduto e come si sono svolte le ore successive.

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L’assalto a Capitol Hill come conseguenza dell’ennesima caduta di stile di Trump

Inizia tutto dal suo discorso nel parco a sud della Casa Bianca. Le parole di Donald Trump, ieri, prima del disastro sono state ancora una volta di accuse e ingiurie verso la politica del paese: “Non ci arrenderemo mai, non concederemo mai la vittoria. Fermeremo il furto dei voti. Possiamo dire che oggi non è la fine, ma solo l’inizio..”. Il tutto davanti a migliaia di sostenitori.

È bastata una goccia, una sola goccia per aizzare i propri seguaci a proseguire in azioni scellerate. Di sicuro parlare ancora della sua propaganda “Stop the Steal”, è stato l’ennesimo buco decisionale nel suo mandato. Donald Trump, potremmo quasi affermare, ha comandato la rivolta di migliaia di persone intrufolatesi all’interno di Capitol Hill durante la procedura di ratifica di voti dei grandi elettori per la conferma di Biden al Congresso. L’ha comandata ideologicamente, perché se c’è qualcosa che un capo di stato ha il dovere di fare, quella è di pensar bene alle parole da pronunciare; evitare di indottrinare i propri fiancheggiatori a ideologie radicali e sovversive.

Sciacallaggio, violenza, assembramento in tempo di pandemia, oltraggi a corte e affronti a forze dell’ordine sono stati il risultato dell’insediamento dei facinorosi all’interno del Campidoglio. Tanti i gruppi estremisti a partecipare a questa maxi rivolta che ha segnato inevitabilmente, oltre alla conferma dell’inadeguatezza dell’ormai ex presidente USA, uno dei giorni più bui per la storia degli Stati Uniti. Uno dei giorni più tristi per la democrazia americana; l’ultima dimostrazione di un sistema che non funziona e che ha bisogno di immediato rinnovamento.

Video dell’irruzione al Campidoglio: da CBS New York

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I morti e i feriti, le vittime della scelleratezza del tycoon

4 morti, 13 feriti e più di 50 arresti. Questo il risultato delle parole del 45° presidente degli Stati Uniti d’America, un paese che della democrazia, dicevano, ne faceva la sua forza. Se, e per quanto è possibile, condannare dei poliziotti che si son visti apparire davanti ai propri occhi migliaia di individui esaltati di punto in bianco, non possiamo di certo stabilirlo.

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Donald Trump: ph. da farodiroma.it

La grande rivolta di Washington non è stata pacifica, né giusta, né adeguata a questi tempi già di per se bui. Il fallimento di Donald Trump è da aggiungersi alla sua esecrabile gestione del paese in tutto il suo mandato. Dalla decisione di costruire una barriera con il Messico alla gestione della pandemia di Covid-19 consigliando di bere ammoniaca, fino alla sciagurata scelta di sparare sui civili che manifestavano per la morte di George Floyd, tutto, ma proprio tutto, è stato un disastro.

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Jake Angeli: il capo dell’assalto

Nel caso ci venisse in mente di chiamare “protesta” o “manifestazione” quella del 6 gennaio 2020 a Washington, dovremmo seriamente pensare ad un consulto psichiatrico. Da Barack Obama al vice – presidente Mike Pence (al cui lo stesso Trump in questi giorni chiedeva una mano nel riconteggio), tutti sono stati contrari alla metodologia di interlocuzione utilizzata dal monello Donald ieri.

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Jake Angeli durante l’assalto: ph. da poynter.org

Tra i tanti rivoltosi del Campidoglio spicca l’immagine di Jake Angeli, estremista repubblicano da sempre al fianco dell’ex presidente Trump, con un abbigliamento alquanto insolito. Angeli, 32enne aspirante attore dell’Arizona, è stato tra i principali volti in risalto dell’assalto a Capitol Hill. Corna, volto dipinto, pelliccia, dorso nudo e pantaloni sgualciti son state le vesti che hanno denotato un personaggio bizzarro ma al contempo pericoloso.

Jake è considerato come lo “sciamano dell’QAnon”, una teoria cospirazionista secondo cui poteri occulti agirebbero contro il repubblicano Trump e i suoi sostenitori.

Erano questo tipo di persone quelle presenti ieri a Washington; individui di discutibile affidabilità aizzati da un uomo che presenta le loro stesse caratteristiche.

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La richiesta di ritornare alla pace e la “Repubblica delle banane”

Invano, Trump ha provato a mettere ordine nelle sue fila asserendo che “c’è bisogno di pace, anche se vi capisco”, parole che non hanno assolutamente fatto bene alla sua reputazione. Agli occhi e orecchie di tutti un gesto che mostrava compassione per gli assalitori del Campidoglio.

Bloccato da Twitter e messo sotto accusa dai politici statunitensi, il tycoon non ha fatto altro che creare sgomento e incredulità tra tutti i personaggi di spicco. “Così è come vengono contestati i risultati nella repubblica delle banane. Movimento intrapreso da persone le cui passioni sono state infiammate da falsità e ingannevoli speranze”, il commento di George W. Bush.

Il tweet di Joe Biden, presidente USA eletto

Il presidente eletto Biden, inoltre, ha lanciato un appello per mettere chiarezza sulla posizione presa dal tycoon nato a New York e mostrare agli americani lo sbaglio fatto anni fa nel votarlo.

Mike Pence ha preso le distanze dalla questione dicendosi “indignato” e “affranto” dal modo con il quale è stata gestita una circostanza simile da Donald Trump, negandogli tassativamente di fatto l’aiuto richiesto in precedenza.

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Cosa ci hanno mostrato i fatti del 6 gennaio 2021

Un giorno che resterà nella storia non tanto per l’assalto o le conseguenze di una condotta sconsiderata da parte dei cittadini, quanto per l’avvaloramento della tesi per cui se devono esistere persone esaltate, di sicuro queste non possono esserci in un governo che comanda un paese di 330 milioni di abitanti. Donald Trump e il modo con cui ricopriva il suo ruolo non erano adatti al motto “make America great again”; un ruolo che forse il signor Biden, con la sua truppa di giovani ambiziosi e di adeguate vedute, potrebbe ricoprire in modo più dignitoso.

Gli sviluppi della situazione hanno visto il Congresso riprendere in ciò che stava facendo, quindi riconfermare Joe Biden e, in aggiunta, l’appello al 25° emendamento per permette di disautorare Donald Trump.

Nessuno si aspettava la rivolta del sale di Gandhi o il cammino di Selma condotto da Martin Luther King; tutti sappiamo che sarebbe estremamente difficile riuscire a indottrinare tante persone dirigendole ad una protesta pacifica. La problematica della questione vive nelle coscienze delle stesse che hanno preso parte a tutto questo. Credere che l’unica soluzione sia agire con la violenza, con trasgressione. Forse, peró, una speranza c’è ancora.

Il sole potrebbe risorgere sugli Stati Uniti d’America ma questo non accadrà mai se al capo di tutto non ci saranno persone con un po’ di giudizio.

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