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Purtroppo la cronaca odierna ci propone sempre più spesso notizie riguardanti figli che uccidono o maltrattano i propri genitori. Sembra si tratti di una piaga sociale moderna, ma in realtà anche nel passato della storia recente del nostro paese, ci sono storie oscure, riguardanti figli assassini.

Uno dei casi che è balzato maggiormente agli onori delle cronache è il caso Maso.

Il Caso Maso: Il Delitto di Montecchia di Crosara

Il 17 aprile 1991, a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, un tragico evento ha scosso l’opinione pubblica italiana, segnando uno dei capitoli più oscuri nella cronaca del Paese. Il caso Maso si configurò come un parricidio senza precedenti. Fu caratterizzato da una trama di avidità e tradimento che ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva.

Pietro Maso, all’epoca diciannovenne, orchestrò insieme a tre complici, Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza e Damiano Burato, l’omicidio dei suoi stessi genitori, Antonio Maso e Mariarosa Tessari. Il movente di questo orribile crimine risiedeva nell’appropriarsi della parte di eredità che spettava a Pietro.

La vicenda ebbe un susseguirsi di tentativi precedenti al tragico evento del 17 aprile. Pietro Maso, con un piano macabro già in mente, tentò prima di causare un’esplosione in casa sua, sperando di farla passare per un incidente. Tuttavia, la sua mancanza di esperienza mise fine a questo primo tentativo. In seguito, cercò di coinvolgere un amico nell’omicidio dei genitori, ma anche questa volta il coraggio mancò, lasciando solo un sospetto nell’aria.

Il delitto fu infine perpetrato quella fatidica notte, quando Pietro e i suoi complici attesero il ritorno dei genitori da un incontro religioso. Antonio e Mariarosa furono brutalmente attaccati in casa propria, senza alcuna pietà. L’omicidio venne effettuato con una ferocia inaudita, privando così due vite innocenti del loro futuro.

Le indagini ed il processo

Le indagini condotte dalle autorità, nonostante i tentativi dei ragazzi di dissimulare il crimine, portarono all’arresto di tutti gli implicati. Il processo che ne seguì si concluse con la condanna di Pietro Maso a trent’anni di carcere, riconoscendo la sua parziale infermità mentale. I complici, Giorgio Carbognin e Paolo Cavazza, ricevettero una pena di ventisei anni, mentre il minorenne Damiano Burato fu condannato a tredici anni di reclusione.

Nonostante l’orrore di questo evento, il caso Maso ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, sollevando interrogativi sulla natura umana e sulla fragilità delle relazioni familiari. La tragedia di Montecchia di Crosara rimane un monito sulla pericolosità dell’avidità e sulla fragilità dell’equilibrio mentale, portando con sé una lezione amara che non deve essere dimenticata.

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