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Il fascino eterno del Graal. Se si leggono alcuni celebri romanzi, tra i quali il più famoso è Ivanhoe di Walter Scott, troveremo, accanto ai Cavalieri normali, anche la figura del monaco-guerriero. Quasi sempre – e non certo a caso – si tratta di un Templare, che partecipa ai tornei e viene temuto per la sua maestria nell’uso del cavallo e delle armi. Un Templare di questo tipo figura proprio in Ivanhoe, connotato però in senso negativo: sta con i “cattivi”. L’esercizio della Cavalleria si compone di elementi di varia provenienza, laici e religiosi. Per esempio, graziare l’avversario che si arrende, se da un lato risponde a una morale utilitaristica – un nemico vinto e risparmiato può diventare un fedele alleato – dall’altro riflette l’influenza della Chiesa.

Si deve inoltre tener conto dell’apporto decisivo della cultura cortese, che umanizza la figura del guerriero per quel sentimento d’amore che spesso è alle origini delle sue imprese belliche. Intreccio, insomma, tra amore e Cavalleria. Tuttavia il servizio alla dama e al sovrano vede la propria funzionalità ideologica andar man mano cedendo rispetto all’impegno trascendente volto alla ricerca spasmodica del Santo Graal. La Cavalleria come collettività diviene uno strumento della materializzazione su questa terra del messaggio divino. E il Cavaliere destinato a dare compimento al mistero del Graal deve essere puro e casto, la sua essenza è racchiusa nella figura di Galaad.

         Nel ciclo arturiano, Galaad è il Cavaliere da tutti atteso, l’Eletto, il novello Messia destinato a dare compimento a quell’avventura del Graal preconizzata fin dai tempi di Giuseppe di Arimatea. In Galaad si configura il Cavaliere Celeste, delineato da Bernardo di Chiaravalle nel sermone “De laude novae militiae” del 1136, che celebrava l’appena costituito Ordine dei Templari di Gerusalemme. Un cavaliere che è al contempo monaco e soldato, difeso da un doppio usbergo di fede e di ferro, eletto da Dio, casto e moralmente integro. Tale è Galaad, personaggio senza chiaroscuri, alieno da esitazioni e debolezze. Proteso a perseguire la missione riservatagli dall’alto, bello nel corpo, candido nell’anima, saldo nel braccio. Del tutto diversa la figura del più famoso Lancillotto del Lago. Cavaliere supremo, il migliore di tutti, che tuttavia non può aspirare a raggiungere il Graal perché schiavo delle passioni terrene e, soprattutto, della carne.

         Con Galaad il tema del Graal si associa a quello della Cavalleria Celeste, che aveva avuto il suo germe nel pensiero di Bernardo di Chiaravalle. La tradizione vuole che il Graal, una volta ritrovato e svelato il suo segreto, venga tratto in cielo da una mano da lì protesa. Forse un giorno tornerà a essere visto sulla terra. E Merlino istituisce la Tavola Rotonda al fine di formare una rinnovata cavalleria cristiana. Profetizza i misteri del Graal. Merlino è il profeta dell’avventura suprema, il demiurgo storico della nuova Cavalleria, di cui regge le fila in virtù della sua preveggenza. A queste doti è subalterna la sua sapienza magica, al servizio delle benefiche imprese dei cavalieri.

         E’ utile riflettere sul fatto che Merlino è una sorta di archetipo. E’ il modello cui si rifanno, in misura più o meno fedele, il Gandalf del ciclo di Tolkien, Il Signore degli Anelli, e il druido Allanon, mistico, storico e filosofo, grande protagonista dell’epopea di Brooks, La spada di Shannara. Ma elementi di Merlino si ritrovano anche in Yoda, il Maestro Jedi del ciclo di Guerre Stellari.

         E non è affatto strano, se ripensiamo a quanto detto in precedenza. I Cavalieri Jedi del ciclo di George Lucas altro non sono che una rivisitazione aggiornata dei Cavalieri medievali, e soprattutto di quelli inquadrati negli Ordini Cavallereschi. Proprio come loro rappresentano un ordine chiuso, al quale si accede solo dopo un durissimo noviziato di ordine sia spirituale che guerresco. In tutti questi casi, associato al druido che domina le forze della magia, troviamo la figura del Cavaliere buono che lotta per il Bene, e del Cavaliere malvagio che sta dalla parte del Male. Entrambi, se vogliamo, “guerrieri dello spirito”.

         La Tavola Rotonda è il simbolo di una società cavalleresca perfetta, contraddistinta da forza guerriera e cortesia sempre al servizio di chiunque patisca ingiustizie. La Tavola Rotonda diventa il simbolo della militanza secolare della Cavalleria di Dio, complemento dell’attività contemplativa associata al Graal. Artù è d’altro canto “the once and future king”, il Re passato e futuro, il Re che è stato e che sarà sempre, destinato quindi a ritornare.

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