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La tragica morte di Patrizia Nettis continua a destare interrogativi e sospetti nella comunità di Fasano, in provincia di Brindisi. A dieci mesi dal suo decesso, le indagini rimangono ferme, alimentando le perplessità dei familiari e della pubblica opinione. Rosanna Angelillo, madre di Patrizia, non accetta l’ipotesi del suicidio avanzata dalle autorità. Il suo scetticismo è alimentato dalla mancanza di trasparenza e dalla percezione di un’indagine superficiale. In particolare, solleva dubbi sul mancato sequestro di elementi cruciali nella casa della figlia e sulla mancanza di esami tossicologici, nonostante i sospetti di avvelenamento con la varechina.La richiesta di un’autopsia da parte dell’avvocato della famiglia è stata respinta più volte, senza una chiara motivazione. Questo comportamento delle autorità alimenta ulteriormente i sospetti di Rosanna, che crede ci sia qualcosa di nascosto dietro il ritardo e la superficialità delle indagini.

Il coinvolgimento di due uomini nella morte di Patrizia

La vicenda si complica ulteriormente con il coinvolgimento di due uomini nell’ultima serata di Patrizia: un imprenditore e un politico. Entrambi sono sotto accusa per istigazione al suicidio e si sono resi protagonisti di scambi di messaggi diffamatori nei confronti della vittima. La madre di Patrizia, non risparmiando critiche nei loro confronti, li accusa di aver contribuito al tragico epilogo della vita di sua figlia.L’ombra della sospetto avvolge l’intera vicenda, mentre la famiglia di Patrizia lotta per ottenere giustizia e verità. La mancanza di risposte soddisfacenti da parte delle autorità alimenta la frustrazione e la determinazione dei familiari a non lasciare che il caso venga dimenticato o archiviato prematuramente. La lotta per la verità continua, mentre il mistero attorno alla morte di Patrizia Nettis rimane irrisolto.

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