Il mondo Kafkiano: considerando il paradosso che caratterizza la realtà dei nostri giorni, riscontrabile in ogni aspetto della nostra vita sociale, come si fa a definire il termine kafkiano che meglio lo rappresenta, un neologismo?  Visto il perdurare di questa realtà alla quale sembra non voler o poter mai mettere fine, non sarebbe meglio definire oramai arcaico tale termine?  Infatti, chi potrebbe mai smentire con fatti alla mano che il mondo di oggi, incapace di qualunque reazione tanto sul piano pratico quanto su quello psicologico e ideologico è un mondo kafkiano? 

Uno degli esempi più paradigmatici di una situazione “Kafkiana” è quella stessa del processo di Kafka, in cui l’impotenza (l’impossibilità di reazione) viene messo in relazione, tra l’altro, col tema della burocrazia giudiziaria. In questa opera il protagonista Josef Kafka riceve inaspettatamente la notizia di essere in arresto. Un giorno, trovandosi negli uffici della banca dove lavora, apre la porta di un ripostiglio e vi trova i poliziotti che si erano presentati in casa sua, puniti da un aguzzino, perché Josef Kafka si era lamentato del loro comportamento. La paura di quest’ultimo non è tanto quella di essere stato ingiustamente accusato sapendosi innocente, quanto dello scalpore e del processo mediatico al quale lo stesso sarebbe stato esposto prima ancora di essere stato sottoposto ad un giudizio.

La vergogna per l’indagine alla quale egli non può opporsi gli creerà uno stato di frustrazione conseguente ad una sicura emarginazione sociale alla quale egli andrà incontro. A far nascere quindi l’espressione “kafkiana” possono considerarsi sicuramente tutte quelle situazioni paradossali caratterizzate evolutesi nel tempo, fino ai giorni nostri e caratterizzate da un forte senso di frustrazione e di incapacità di reazione, nei confronti di tutto ciò che di analogo si è vissuto e si continua a vivere, in una società completamente incapace di mostrare una pur minima reazione.

Siamo bombardati continuamente da notizie negative di ogni genere che giornalmente ci vengono fornite e che anziché suscitare una forma di ribellione ideologica a tutto questo, finisce per collocarci in stato generale di depressione collettiva. Cosa fare davanti a tutto questo? “Ci amma fa curaggio direbbe Vox Populi, a’ vita è bella nun ta fa ndussucà ra agent ‘ca nun serv   pure perché come diceva il mitico Eduardo De Filippo “Si a guerra se perde l’ha perduta ‘o popolo; e sì se vence, l’hanno vinciuta ‘e prufessure” Meditate gente, meditate.    

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