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Nel cuore della provincia di Udine, tra il 1971 e il 1989, si è consumato un oscuro capitolo della storia criminale italiana: il caso del Mostro di Udine, un serial killer mai identificato responsabile di una serie di omicidi irrisolti. Questo enigma ha continuato a turbare le menti degli investigatori e a infondere paura nella comunità locale, lasciando dietro di sé un alone di mistero e terrore.

Storia di un incubo

La narrazione di questo incubo iniziò con tredici omicidi di donne nella regione del Friuli, la maggior parte delle quali erano prostitute, tra il 1971 e il 1989. In quattro di questi casi, la somiglianza nei modi in cui vennero uccise portò gli inquirenti a ipotizzare l’opera di un unico individuo. Tuttavia, la complessità del contesto, con la diffusa prostituzione dovuta alla presenza di numerose caserme militari, rese difficile l’attribuzione di tutti i casi allo stesso assassino.

È solo nel 1994 che un rapporto dei Carabinieri alla Magistratura suggerì che quattro di questi omicidi potessero essere stati perpetrati dal cosiddetto “Mostro di Udine“. Questo individuo sembrava lasciare un segno distintivo: una lunga incisione a forma di “S” sul ventre delle vittime, eseguita con precisione chirurgica simile a quella di un bisturi. Questo dettaglio portò gli investigatori a speculare sull’ipotesi che l’assassino potesse essere un medico.

Le vittime del Mostro di Udine

Le vittime accertate, quattro in totale, sono state Maria Carla Bellone, Luana Giamporcaro, Aurelia Januschewitz e Marina Lepre. Tutte queste donne hanno condiviso lo stesso destino crudele, cadendo vittime di un assassino sconosciuto che ha lasciato dietro di sé solo domande senza risposta.

Tuttavia, il mistero si infittisce quando si considerano le presunte vittime, dieci in totale, tra cui Irene Belletti, Elsa Moruzzi, Eugenia Tilling, Maria Luisa Bernardo, Jaqueline Brechbullher e altri nomi che sono entrati a far parte di questa triste saga. Ognuna di queste donne ha avuto la sua storia interrotta brutalmente, aggiungendo ulteriore oscurità al già nebuloso caso.

Il caso di Marina Lepre: un enigma nella nebbia

Tra tutte le vittime, spicca il caso di Marina Lepre, una maestra di scuola elementare di 40 anni, che si differenzia dagli altri omicidi in quanto non era una prostituta. Il suo tragico destino, avvenuto il 26 febbraio 1989, ha lasciato perplessi gli investigatori e ha alimentato teorie contrastanti.

L’omicidio di Marina Lepre ha presentato un’eccezione rispetto agli altri casi, poiché la vittima non era legata al mondo della prostituzione. Questo dettaglio ha complicato ulteriormente le indagini, gettando un’ombra di sospetto su un ginecologo schizofrenico che è stato brevemente coinvolto nell’indagine, ma alla fine è stato scagionato per mancanza di prove concrete.

Il caso di Marina Lepre rimane quindi un enigma avvolto nella nebbia dell’incertezza, con domande irrisolte che continuano a tormentare coloro che cercano giustizia per le vittime del Mostro di Udine.

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