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Nell’udienza del 29 gennaio scorso, Ilaria Salis ha varcato la soglia dell’aula con manette ai polsi, ceppi alle caviglie ed una catena tirata da un agente come un guinzaglio. Un’immagine che, a distanza di tempo, rimane immutata, come se le polemiche scaturite nelle scorse settimane non avessero mai avuto luogo. La 39enne docente milanese, detenuta in carcere a Budapest con l’accusa di aver aggredito tre militanti di estrema destra, anche oggi è stata condotta allo stesso modo nell’aula di tribunale.

Non solo è costretta ad affrontare un processo che sembra trascinarsi senza fine, ma anche a subire l’ostilità e la violenza verbale di estremisti di destra, che non esitano a minacciare e intimorire chiunque si schieri dalla sua parte.

Amici e legali di Ilaria Salis aggrediti fuori dal tribunale

Le parole intimidatorie rivolte agli amici e ai legali di Ilaria all’ingresso del tribunale a Budapest – “Stai zitto o ti spacco la testa” – non sono solo il riflesso di un clima di tensione, ma rappresentano un attacco diretto alla libertà di pensiero e di espressione.

L’avvocato Eugenio Losco, uno dei difensori di Ilaria, ha reso noto il clima di terrore che si è respirato fuori dall’aula di udienza, descrivendo come il gruppo di estremisti abbia rivolto minacce e insulti in ungherese, documentando il tutto con riprese dai telefonini.

Ma le difficoltà non si limitano al contesto esterno al tribunale. Anche all’interno, il processo sembra trascinarsi senza una svolta chiara. Problemi tecnici hanno provocato ritardi, costringendo il giudice Jozsef Sòs a rinviare l’ascolto di una delle vittime e dei due testimoni previsti per la giornata.

Si procederà quindi solo con l’ascolto di Ilaria Salis, per poi decidere sulla richiesta dei domiciliari. Il prossimo appuntamento è fissato per il 24 maggio, prolungando ancora di più l’agonia di una donna che si trova intrappolata in un limbo giudiziario che sembra non avere fine.

Le condizioni di Ilaria in carcere a Budapest

Ilaria Salis, da dietro le sbarre del carcere di Budapest, si trova isolata da tutto, senza sapere mai che ore siano, in una condizione che lei stessa ha paragonato a come “essere in fondo a un pozzo. Mentre il processo prosegue con passi incerti, il suo calvario continua.

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