L’attesa cabina di regia sul Green pass esteso non ci sarà. Un rinvio resosi necessario per placare la tensione in maggioranza. Il Premier Mario Draghi tratta con il leader leghista Matteo Salvini sul via libera e per questo si è deciso di «aggiornare le agende». Questa la formula con cui Palazzo Chigi – come si legge sul ‘Corriere della Sera’ – tenta di motivare la ‘frenata’. Il rinvio di un provvedimento che Draghi ritiene decisivo per la lotta al Covid conferma quanto alta sia la tensione nella maggioranza. E quanto complessa si stia rivelando l’estensione del «pass» ai dipendenti pubblici, delle aziende private e di quei settori, come bar, ristoranti, palestre e piscine, dove il certificato è già imposto ai clienti.

Oggi alle 12 in programma un Consiglio dei Ministri che non sarà preceduto dalla consueta cabina di regia con i capidelegazione. Si parlerà anche di Covid, ma solo per varare un «intervento minimo» di allargamento del green pass ai lavoratori esterni delle Rsa e a quelli della scuola, operatori delle mense, delle pulizie e addetti alla guardiania. Un intervento così piccolo che forse non servirà nemmeno un decreto ad hoc. «Sono solo i primi passi», spiegano nell’entourage del premier, dove però confermano l’intenzione di Draghi di procedere dritto verso l’estensione dell’obbligo.

Salvini pubblicamente smentisce il capo del governo («ho parlato con Draghi, non risulta nessuna estensione del green pass pubblico e privato»), ma la linea del rigore non cambia. Draghi prende per sé il tempo necessario a «costruire soluzioni», tecniche e politiche. Serve un’intesa solida con i sindacati e con Confindustria e occorre «svolgere gli opportuni approfondimenti» per sciogliere gli ultimi nodi. Uno dei problemi è l’estensione delle nuove regole alla Pubblica amministrazione: dovranno riguardare solo chi lavora allo sportello, o anche chi sta in ufficio?

La cabina di regia slitterà dunque alla prossima settimana. Le ultime mosse e dichiarazioni di Salvini hanno spiazzato il presidente e il suo staff, ma la cosa importante è che la Lega oggi dovrebbe votare sì al decreto di agosto sul green pass, rinunciando ad astenersi per rincorrere Giorgia Meloni. Quando ieri Draghi e Salvini si sono parlati al telefono, una volta ancora, il primo ha provato a calarsi nei panni del secondo. Il risultato del colloquio — e di una trattativa che ha coinvolto a vari livelli gli uffici di Palazzo Chigi — è che il governo impugnerà alcuni vessilli leghisti sotto forma di ordini del giorno. In cambio i deputati della Lega daranno il via libera al provvedimento.

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