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La Cina isola Taiwan anche nell’OMS. Come se non bastassero i continui sorvoli dei suoi aerei da guerra sui cieli di Taiwan, ora la Repubblica Popolare Cinese persegue una severa politica d’isolamento di Taipei anche nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Per alcuni anni il segretario dell’Organizzazione, l’etiope Tedros Ghebreyesus, ha assecondato i desideri di Pechino impedendo ai rappresentanti taiwanesi di partecipare alle attività comuni. Più di recente, tuttavia, il segretario (il cui mandato è in fase di rinnovo), ha adottato una politica di maggiore equilibrio.

Ha insomma dato maggiore ascolto alle numerose proteste da parte dei Paesi occidentali, cercando di mediare tra gli “ordini” di Pechino e le richieste delle nazioni che vorrebbero un maggiore coinvolgimento di Taipei nell’organismo che dirige.

Vi sono, ovviamente, delle ottime ragioni per provare a cambiare, e riguardano la pandemia di Covid 19. La Cina non è mai stata trasparente sulla spiegazione del modo in cui il virus, originatosi a Wuhan, si è poi diffuso nel mondo intero. Non ha consentito, per esempio, visite di osservatori neutrali nel laboratorio dove il virus è nato.

A ciò va aggiunto il fatto che la strategia “Covid zero”, adottata da Pechino, si è rivelata un flop clamoroso. Governo e Partito continuano a proclamare lockdown totali che bloccano intere metropoli, con Shanghai e Pechino ultimi casi.

Pur notando che tale strategia non funziona, la Repubblica Popolare continua a muoversi su questa strada, con due conseguenze assai dannose. In primo luogo ha causato un forte rallentamento dell’economia cinese, con un PIL che avrà una crescita irrisoria se paragonata a quella degli anni precedenti.

In secondo luogo, sempre grazie alla strategia “Covid zero”, i porti del Paese sono quasi completamente bloccati, con Shanghai in testa. Ne deriva l’interruzione della catena internazionale degli approvvigionamenti, con l’import-export mondiale in grave difficoltà. I più ottimisti prevedono la fine della crisi solo nel 2023.

Taiwan ha invece riscosso un notevole successo nella lotta al Covid 19, senza ricorrere ai lockdown. Chiede quindi di poter condividere la propria esperienza con la comunità internazionale.

Non è stata però ammessa alla recente Assemblea mondiale della sanità tenutasi a Ginevra. I suoi rappresentanti si sono comunque presentati in veste di “osservatori”, ma anche questo ha irritato il governo di Pechino che ha agito affinché i taiwanesi non potessero partecipare alle riunioni regolari.

Il cambiamento di atteggiamento del segretario dell’OMS ha dunque avuto effetti molto limitati, dovendosi scontrare con la Repubblica Popolare abituata a dettare legge nell’Organizzazione.

Unione Europea, Stati Uniti, Giappone, Australia e Regno Unito hanno concordato una serie di passi per superare il veto cinese, ma ci vorrà del tempo poiché Pechino controlla il voto di molti piccoli Paesi ai quali Pechino continua a fornire aiuti economici.

In ogni caso è chiaro che l’influenza di Pechino nelle organizzazioni internazionali, ivi incluso l’ONU, è molto aumentata negli ultimi anni. Questo fatto preoccupa non solo i Paesi occidentali, ma anche molte piccole nazioni che, non riuscendo a ripagare i debiti contratti con la Cina, devono cedere a Pechino il controllo di asset strategici come porti e aeroporti.

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