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La fede nel calcio. Per milioni di persone, il calcio è come una religione laica universale poiché stimola più di ogni altro sport, gli spostamenti delle persone nell’intero mondo. Infatti, alcuni studiosi della Religione, come Emilio Durckheim e Lucien Goldmann, tanto per citare due nomi importanti, sostengono che “La religione non è un sistema di idee; è piuttosto un sistema di forze che mobilizzano le persone fino a condurle alla più alta esaltazione” (Durckheim).

La fede è innanzitutto calore, vita, entusiasmo, elevazione di tutta l’attività mentale, trasporto dell’individuo al di là di sé stesso». E conclude Lucien Goldmann, sociologo della religione e marxista pascaliano: “Credere è scommettere che la vita e la storia hanno un senso; l’assurdo esiste ma non prevarrà”. Dunque, a guardar bene, il calcio, per molta gente adempie caratteristiche religiose: fede, entusiasmo, calore, un campo e una permanente scommessa che la loro squadra si aggiudicherà il trionfo finale. Il colpo d’occhio che si registra sui vari stadi di calcio è davvero spettacolare in tale senso.

L’aggregazione delle persone unite in un’unica fede calcistica per la squadra del cuore, dà la sensazione di una grande celebrazione religiosa, carica di rispetto, riverenza, silenzio, seguiti da un fragoroso applauso e da grida di entusiasmo. In tutto questo mixer di componenti, il pallone sembra quasi una specie di Ostia con la quale tutti entrano comunione. Lo svolgersi della partita suscita fenomeni che avvengono anche nella religione: si odono invocazioni, canti (cori), si piange di commozione, si fanno preghiere, si emettono voti. Purtroppo, però come nella religione, anche nel calcio, esiste la malattia del fanatismo, dell’intolleranza e della violenza ai danni di altre espressioni sportive.

Non di rado, infatti, si registrano episodi di gruppi di una squadra che aggrediscono quelli della squadra rivale. Gli autobus vengono presi a sassate. E a volte ci scappa il morto, veri delitti conosciuti da tutti. Tifoserie organizzate e fanatiche possono ferire e perfino ammazzare tifosi della squadra avversaria. Per molti il calcio è diventato un cosmo visione, una forma di interpretare il mondo di dare senso alla vita. Alcuni sono depressi quando la loro squadra perde ed euforici quando vince. A tutto questo si aggiunge infine che la pandemia che ha portato e sta portando ad una desertificazione in tutti gli ambienti sociali oltre che a creare una sorta di depressione collettiva, per molti il calcio ed in particolare la squadra del cuore e le sue competizioni, sono diventate ancor più, come un rito religioso che si compie ogni qualvolta esse si svolgono.

Tutto questo dovrebbe indurre i protagonisti che operano nel calcio ad una presa di coscienza etico-morale in maniera ancora maggiore, cercando di restituire al calcio quell’aspetto romantico che a causa del “Dio denaro” e di tutti gli interessi economici che vi orbitano intorno oggi latita davvero. Senza entrare nei singoli episodi che emergono alla ribalta nel panorama calcistico relativo agli ingaggi ed ai compensi dei protagonisti, ma considerando l’impoverimento che questa pandemia ha portato in molti settori lavorativi, questi episodi sembrano davvero kafkiani nell’ambito di un contesto nazionale e che in modo imperterrito, continuano ad essere ostentati e rappresentati.

Come si esprime Vox Populi innanzi a tutto questo? Non c’è in questo caso frase più appropriata di questa: “o sazio nun crere a o riuno tant ‘a varc va annanz semp” meditate gente, meditate.

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