• Tempo di Lettura:2Minuti

Era una serata limpida di primavera il 10 aprile 1991, quando il traghetto Moby Prince della Navarma entrò in collisione con l’Agip Abruzzo, una petroliera della Snam, a 2,7 miglia dalla costa nella rada livornese. Quella notte si trasformò in un inferno: persero la vita ben 140 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio del Moby.

L’unico sopravvissuto fu Alessio Bertrand, mozzo del traghetto diretto a Olbia, che ha vissuto per raccontare l’orrore di quella tragica notte. Tutti a bordo dell’Agip furono invece messi in salvo. È stata una delle più grandi tragedie della marineria italiana, ancora oggi senza colpevoli e piena di misteri.

La collisione fece sì che la prua del Moby penetrasse nella cisterna numero 7 della petroliera.

il riversamento di greggio sul traghetto, si trasformò in una torcia infuocata, forse a causa dell’attrito delle lamiere. Le cause esatte dell’incidente rimangono oggetto di varie ipotesi: nebbia, eccesso di velocità, esplosione o guasto alle apparecchiature di bordo.

Il ritardo dei soccorsi al Moby Prince

I soccorsi arrivarono in ritardo, con il traghetto individuato solo alle 23.35. Questo evento è stato paragonato da molti alla “Ustica del mare”, in riferimento alla tragedia aerea di Ustica, poiché le famiglie delle vittime hanno lottato per anni per ottenere chiarezza sui fatti. Dopo decenni di inchieste, processi e verità distorte, le richieste di indagini da parte del Parlamento continuano a persistere.

Una commissione parlamentare ha lavorato per fare luce sulla tragedia, arrivando a delle conclusioni nel 2018 che hanno portato alla riapertura delle indagini da parte della procura di Livorno. Anche a distanza di anni, il ricordo di quella notte oscura rimane vivo, mentre si continua a cercare giustizia e verità per le vittime e le loro famiglie.

Segui Per Sempre News anche sui social!