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“Cactus” è il secondo singolo dei LAMECCA. Un brano che, in un certo senso, rappresenta una prosecuzione ideale del singolo d’esordio della band. Se “Ginger” era infatti uno sguardo all’adolescenza, un rivolgersi della protagonista alla ragazzina che era un tempo, “Cactus” è la fotografia del suo passaggio alla maturità. O quanto meno del tentativo di cambiare per diventare grandi.

“Cactus” ti arriva dritto come un cazzotto in faccia.

Dentro c’è tutta l’insofferenza di vivere una vita troppo spesso monotona, tra rabbia e tristezza, dove a volte l’unica via d’uscita può essere indossare una maschera o prendersi cura di sé stessi attraverso qualcos’altro.

La malinconia di “Ginger” lascia il posto al sorriso beffardo di Rossella, dietro cui si nasconde una consapevolezza: provare a modificare i propri comportamenti, a rompere i soliti schemi, a prendersi cura di sé. Provarci, ma rimanere, in fondo, sempre la stessa, con i propri errori, i propri difetti, le proprie paure. Con la stessa faccia, «nella stessa farsa». Perché quando si è sopraffatti da ciò che si vive è difficile mettere giù la maschera.

«Noi ci prendiamo cura di noi stessi attraverso un cactus, perché ci insegna a sopravvivere e a fiorire anche in mezzo al deserto della nostra periferia». Nella provincia che ti ingloba, che ti conforta e ti trattiene e che ti fa sentire spesso inadeguato.

LAMECCA è la fuga da tutto questo, il posto in cui trovare la pace. Perché «non importa il luogo in cui sei, conta quello che crei. E contano le persone: sono loro che fanno il luogo».

LAMECCA sono Rossella De Napoli, Alfonso Cheng Palumbo, Alfonso Roscigno, Gianluca Timoteo e Vincenzo Longobardi.

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