Il direttore regionale Enasc: “Polemiche su stagionali? Ho la soluzione”

“Le conseguenze del Covid ancora non si sono viste in Italia. In autunno se il governo Draghi non riuscirà a realizzare misure concrete per sostenere i lavoratori disoccupati e sostegni forti per le aziende, assisteremo sicuramente a quella rivoluzione sociale che i governatori temono da mesi”. E’ l’allarme lanciato da Antonio Laudando (nella foto), avvocato e direttore regionale patronato Enasc (Ente Nazionale Assistenza Sociale ai Cittadini) in Campania. Laudando, 37 anni, attualmente consigliere comunale di Acerra (Na), vanta oltre dieci anni di esperienza nei Caf: “ho iniziato il mio percorso in politica a 16 anni – ha raccontato – ma grazie al mio impegno nei Caf sono entrato in contatto con persone di ogni età e classe sociale, oggi grazie anche al mio lavoro di avvocato, riesco a confrontarmi anche con imprenditori, dipendenti pubblici, riuscendo così ad avere una panoramica della nostra società. La situazione oggi è già drammatica. Da una parte abbiamo i dipendenti di aziende e ditte che non si sentono sicuri, temono di perdere il lavoro una volta terminato il blocco dei licenziamenti. Dall’altro gli stessi imprenditori in difficoltà per la crisi economica iniziata, non per tutti, con l’arrivo della pandemia, il Covid per molti infatti, ha solo accelerato una situazione difficile preesistente. Stessi dubbi riguardano bar e ristoranti” .Sulla polemica che ha coinvolto ristoratori e albergatori che criticano il reddito di cittadinanza perché non trovano personale, il direttore regionale Enasc è chiaro: “un polverone inutile. Entrambe le categorie hanno ragione e vi spiego come. Da una parte gestori di bar, ristoranti e alberghi già soffocati da burocrazia e pressione fiscale, che cercano personale per la stagione estiva per poter ripartire, per riavviare i motori e soprattutto tornare a lavorare dopo questi mesi durissimi. Dall’altro abbiamo numerose famiglie, bloccate a casa dal lockdown l’anno scorso, poi colpiti dalla seconda e ancora dalla terza ondata, senza poter lavorare, senza disoccupazione, senza il Reddito di cittadinanza non avrebbero potuto tirare avanti. Facciamo un esempio pratico, perché alcuni hanno rifiutato un contratto regolare, con 40 ore a settimana, a circa 1300 euro al mese, per sei mesi? Per un futuro incerto. Se accettassero oggi, avrebbero un’entrata per pochi mesi e poi dovrebbero attendere quasi due anni per poter ricevere nuovamente il Reddito di cittadinanza, una misura che ha portato respiro a numerose famiglie bloccate a casa dal lockdown e poi dalla seconda e ancora dalla terza ondata, senza poter lavorare, senza disoccupazione”. Per il direttore regionale Enasc una soluzione c’è: “il Governo potrebbe sospendere la Misura solo per il tempo del contratto e riattivarlo subito dopo il periodo lavorativo. In questo modo il Reddito sarà a tutti gli effetti un accompagnamento al lavoro”.  “C’è ancora un’altra categoria sociale che vive più difficoltà di altri e riguarda i disabili – ha aggiunto – Prima c’erano i partiti, il consigliere di municipalità pronto ad accogliere il cittadini in difficoltà. Oggi la sentinella del territorio è sempre la sede dei patronati. La richiesta di un supporto non si ferma al settore medico, giuridico o legale, spesso arrivano anziani con bollette stratosferiche da pagare, altri semplicemente non sanno usare il computer e dalla ricetta del medico di base, alla Pec da inviare all’Inps, se sono soli, non riescono a risolvere queste problematiche. Poi c’è chi ha parenti con disabilità gravi che aspettano mesi per farsi riconoscere l’indennità di accompagnamento e altri ancora che non possono permettersi cure mediche private, hanno un tumore, devono fare le chemio, hanno bisogno di sostegno, di farsi accompagnare, ma soprattutto di aiuto in casa se sono soli. Lo sa quanto ci vuole per farsi riconoscere l’accompagnamento? Tempi lunghissimi. Noi lanciamo informazioni on line, la notizia corre veloce e arriva a tutti, ma resta sempre e solo sul web, la vita reale è un’altra cosa e nel nostro Paese abbiamo ancora una Pubblica amministrazione ferma ai tempi di Troisi e Benigni, con il calesse e senza risorse”. Per Laudando dunque: “qui deve intervenire la Regione Campania – ha concluso  – è necessario rafforzare le strutture pubbliche e migliorare il sistema di prenotazione dando priorità alle categorie con gravi patologie, ma per questo ci vorrà del tempo. Quello invece che va fatto subito è farsi affiancare dalle strutture private convenzionate. Se un cittadino ha bisogno di una visita specialistica per farsi riconoscere una invalidità per malattie fisiche o psichiche oggi è obbligato a seguire un iter specifico affidandosi alle Asl, ma se ci fosse la possibilità di recarsi presso uno studio privato convenzionato per farsi riconoscere una disabilità, potremmo alleggerire il carico delle strutture pubbliche e aiutare concretamente i cittadini in difficoltà”.