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Il Liceo Scientifico “Savarino” di Partinico, in provincia di Palermo, si trova al centro di una controversia riguardante l’intitolazione dell’istituto a Peppino Impastato. Su 1300 alunni, ben 797 (il 73%) hanno espresso il loro dissenso riguardo a questa decisione.

Le motivazioni del dissenso degli studenti

Le motivazioni addotte dagli studenti ruotano attorno a due punti chiave, che riflettono sia preoccupazioni ideologiche che procedurali. Prima di tutto, molti studenti ritengono che Peppino Impastato sia una figura “divisiva” a causa della sua connotazione ideologica. La sua appartenenza politica, associata alla sinistra extraparlamentare, potrebbe generare disaccordo e non rappresentare un ideale unificante per l’intera scuola. Questo punto di vista riflette la sensibilità di alcuni studenti che temono che l’intitolazione a una figura politicamente impegnata possa polarizzare l’ambiente scolastico anziché unirlo.

In secondo luogo, gli studenti contestano il metodo utilizzato per giungere all’intitolazione. L’iter, durato più di due anni, non ha previsto un coinvolgimento diretto e democratico degli studenti, che si sentono quindi esclusi dalla scelta. Questo solleva preoccupazioni riguardo alla trasparenza e alla partecipazione degli studenti nei processi decisionali che riguardano la loro scuola.

La posizione degli studenti ha suscitato anche la delusione di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che ha espresso il suo disappunto. Giovanni sottolinea come Peppino sia amato e rispettato dai ragazzi e rappresenti un esempio di coraggio e impegno contro la mafia. La sua delusione evidenzia la divisione di opinioni all’interno della comunità.

Chi era Peppino Impastato

Giuseppe Impastato, noto come Peppino, è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista italiano, nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 e assassinato il 9 maggio 1978. Era membro di Democrazia Proletaria e divenne celebre per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra.

Nato in una famiglia legata alla mafia, Peppino si distaccò presto dal padre e avviò un’attività politico-culturale di sinistra e antimafia. Fondò il giornalino “L’idea socialista” e aderì al PSIUP, partecipando attivamente alle attività delle nuove formazioni comuniste come Il Manifesto e Lotta Continua. Si oppose alla costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo e denunciò i crimini dei mafiosi locali attraverso la sua radio libera, Radio Aut.

Candidatosi alle elezioni comunali del 1978 con Democrazia Proletaria, venne assassinato prima di conoscere l’esito del voto. Inizialmente si cercò di far passare il suo omicidio come un attentato architettato da lui stesso, ma successivamente emerse la matrice mafiosa del delitto.

Il Centro Impastato, fondato per mantenere viva la sua memoria, contribuì a riaprire l’inchiesta sul suo omicidio. Grazie alle indagini e alle denunce dei familiari, si giunse alla condanna di Gaetano Badalamenti come mandante dell’omicidio e di Vito Palazzolo come esecutore materiale. Tuttavia, le indagini hanno rivelato anche il coinvolgimento di elementi delle forze dell’ordine nel depistaggio delle indagini.

L’eredità di Peppino Impastato vive attraverso il Centro che porta il suo nome, impegnato nella lotta contro la mafia e per la verità e la giustizia. La sua storia rimane un simbolo di coraggio e impegno contro le ingiustizie e la criminalità organizzata.