L’Italia protesta. Tutto fumo, niente arrosto, si sa che in cucina per avere buoni risultati non ci si può distrarre. Il menù offerto dal Governo, inizialmente allettante, non convince più. Troppa carne al fuoco, chi la vuole cotta, chi cruda, in realtà il dilemma si limita a due sole parole: “vivere o morire”. La protesta di ambulanti e ristoratori, andata in scena in alcune città italiane, con blocchi dell’autostrada Roma Caserta, manifestazione in Piazza Montecitorio, e’ il segnale di un malessere non più gestibile con parole e promesse.

La politica degli scostamenti di bilancio, dei ristori, sostegni, tutte elemosine, insufficienti a riempire il piatto vuoto nelle tavole delle famiglie con le tasche vuote, e le bollette da pagare. Tempo scaduto, occorre adottare misure coraggiose, basta chiusure obbligate che non hanno dato risultati. Gli italiani hanno fatto il pieno di VIROLOGI, scienziati di rango del Comitato scientifico, che a distanza di un anno continuano a dare solo consigli, non risposte su una pandemia che non accenna a risolversi.

Certi invece i decessi, più di 111000, i più alti d’Europa, e i vaccini che non arrivano. Il flop del piano sanitario, incentrato su Astrazeneca e’ sotto gli occhi di tutti; atteso per oggi il via libera dell’Ema dopo i casi di trombosi, catalogati tra gli eventi avversi. Ospedali trasformati in Centri Covid, in grado di garantire solo urgenze, mentre si continua a morire per altre patologie. Pochi consensi ,tra i soloni della pandemia, nei confronti delle terapie domiciliari offerte da una nutrita schiera di medici di famiglia.

La verità? Essere assistiti a casa, significa task force in campo, non siamo pronti. Il decreto di aprile è l’ultima carta del governo, lontano l’obbiettivo della vaccinazione di massa entro l’estate: la protesta, vestita di slogan, è solo l’inizio, la rivoluzione è alle porte, insieme al virus.

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