L’ottimismo è il profumo della vita, affermava il poeta, scrittore e sceneggiatore di diversi film del 1900, Tonino Guerra. Nonostante egli avesse avuto una vita travagliata (deportato ai tempi della Germania nazista), che lo avrebbe dovuto portare ad essere ben altro che ottimista, per questa sua frase pronunciata in un famoso spot televisivo, viene ricordato come “il poeta dell’ottimismo”. Si, perché l’esperienza con gli anni ha insegnato un po’ a tutti che dopo aver vissuto un momento, un periodo o anche una buona parte della propria vita in modo travagliato, o anche un evento etico sociale negativo, un individuo alla fine può assumere due diversi atteggiamenti nei confronti del suo futuro: 

  1. Sfociare nel più completo pessimismo che lo porta a rifugiarsi in sé stesso e reagire con avversità e cattiveria nei rapporti sociali;
  2.  Metabolizzare tutto il dolore provato a seguito del male patito, trasformandolo in energia positiva che lo porta a guardare il futuro con ottimismo, forse anche maggiore di prima.

Quante volte durante il primo lockdown abbiamo sentito pronunciare in giro la frase “andrà tutto bene”, accompagnata da striscioni che venivano posti in bella mostra, fuori ai balconi o alle finestre di molte persone? Anche attraverso i mass-media venivano lanciati più volte messaggi analoghi e la canzone di Andrea Sannino “abbracciame”, era stata assunta quasi come l’inno nazionale dell’ottimismo. Poi al primo cenno di ripartenza, ecco che gli individui si sono auto collocati, a secondo delle loro diverse reazioni ed atteggiamenti nelle due diverse categorie sopraindicate, continuando anche successivamente a mantenere il proprio status comportamentale fino ad oggi.

Certo è che le  forme troppe esasperate di ottimismo portano a volte a stigmatizzare un po’  i reali problemi sociali che stiamo vivendo e certamente questo non rappresenta la soluzione per poter perdere di vista, anche se lo vorremo davvero, le negatività della realtà contemporanea, ma riuscire a vedere la luce anche nelle tenebre è una capacità ed al tempo stesso una necessità di cui tutti dovremmo farne virtù per combattere quelle forme di depressione collettiva alla quale inevitabilmente si va incontro, allorquando ci si limita a catastrofizzare il presente. Questo atteggiamento, di riflesso, non può che ingenerare dentro di noi l’auto convinzione che a tutto queste conseguenze che la pandemia sta portando, non ci sarà mai fine.

Quindi quale potrebbe essere la giusta posizione da assumere da qui al prossimo futuro, dinanzi a tutte queste incertezze che la mancanza di chiarezza fino in fondo, di certe realtà da parte chi è deputato a rivelare, dovrebbe farlo, per onestà intellettuale e morale, anziché cercare di celare i propri limiti ingenerando volendo o non volendo, avversità tra chi, a torto o ragione, nutre opinioni diverse sugli argomenti di maggiore attualità? Sicuramente quello di rimanere degli ottimisti razionali, non perdendo mai di vista la realtà, ma nello stesso tempo trovando dentro di sé quella robustezza interiore per poter non mollare la presa. Perché come dice Vox Populi” storta va, ma dritta ven” e prima o poi “addà passà pè forza a nuttata”. Meditate gente, meditate.

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