“… ero fuori al balcone, avendo il piccolo in braccio, e appena uscito in prossimità della ringhiera, ho avuto un capogiro. Mi sono affacciato perché udivo delle voci provenire da sotto a questo punto lasciavo cadere il bambino di sotto”. Questa la confessione, diversa dalla prima, e resa successivamente, (compare il termine capogiro) agli atti di inquirente e investigatori, di Mariano Cannio (nella foto), il 38enne fermato in quanto accusato dell’ omicidio del piccolo Samuele, 3 anni, deceduto dopo essere caduto dal balcone della sua abitazione in via Foria, il 17 settembre scorso. Il tutto è del vaglio del magistrato che propende “per un atto volontario” come evidenziato nell’ordinanza restrittiva. Cannio, comunque, era in cura per problemi psichici.