“Sta succedendo anche dopo la tragedia della funivia del Mottarone, la sicurezza non è un principio invocabile a posteriori. Non lo dovrebbe essere … invece continuo a vedere pagine colme del senno di poi. È successo dopo il crollo del viadotto di Annone e del ponte Morandi.

Così il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè, che dedica il primo pensiero alle vittime e ai famigliari colpiti così duramente dalla sciagura avvenuta in Piemonte.

“Voglio fare mio quanto affermato dal Presidente Mattarella che, commentando il triste evento, ha ribadito come ‘La vita dipenda dalle norme di sicurezza’ –  afferma Uggè – Non si può non capire che prevenzione e controlli severi sono la chiave d’accesso alla sicurezza nelle attività di trasporto”.

“Sicuramente i responsabili possono essere ricercati in coloro che hanno realizzato i progetti o gli impianti, probabilmente in quelli che devono garantire un’adeguata manutenzione. Ma non bisogna  dimenticare chi ha la responsabilità dei controlli sugli interventi manutentivi – spiega il presidente di Conftrasporto – Siamo sicuri che le verifiche sulle attività manutentive a posteriori siano state effettuate? Chi ha la responsabilità dei controlli non deve solo segnalare, ma intervenire a controllare”.

Personalmente sono convinto che gli attuali esponenti di Governo non abbiano responsabilità su quanto accaduto in Piemonte, ma trovo agghiacciante che si tenti di utilizzare la tragedia per rilanciare la polemica politica su opere infrastrutturali in corso di realizzazione o di progettazione – precisa Uggè – Inoltre, purtroppo, vedo commentatori che approfittano delle sciagure per giustificare la loro esistenza. Nel novero dei responsabili, che vanno ricercati e perseguiti, inserirei i ‘commentatori di mestiere’ che non si prendono la briga di risalire alla genesi delle tragedie”.

“Se lo avessero fatto, ad esempio nel caso del ponte di Annone Brianza, si sarebbe capito molto di più. Questione centrale, in quella circostanza come in altre, l’interpretazione dell’articolo 10 del Codice della Strada (stiamo parlando di 15 anni fa), una chiave di lettura ‘creativa’, direi ‘sartoriale’, che ha consentito il moltiplicarsi dei trasporti a 108 tonnellate lungo le nostre strade. Negli anni, sotto quel peso, i ponti hanno cominciato a crollare – spiega Uggè – La caduta del viadotto in Brianza non fu responsabilità dell’impresa di trasporto (che era autorizzata), ma delle istituzioni che interpretarono l’articolo 10 in quel modo, che ancora consente di trasportare con meno viaggi il più largo quantitativo di merce possibile. C’è chi ha tratto benefici da quella situazione, e non sono certo le imprese di trasporto”.

Il presidente di Conftrasporto conclude invocando la pubblicazione dei costi minimi della sicurezza per il trasporto pesante:  “La vita dipende dalla sicurezza. Allora si operi perché questa non sia solo una dichiarazione, ma diventi una modalità applicata. Come? Emanando gli aggiornamenti previsti dalle norme italiane ed europee”.

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