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Oggi, dopo quasi 23 anni dall’inizio della terribile vicenda, il processo d’appello per l’omicidio di Serena Mollicone ha riaperto le porte dell’aula giudiziaria. Questa mattina, le lancette del tempo sono tornate indietro alla sera del 1 giugno 2001, il momento in cui la giovane studentessa di Arce è scomparsa nel nulla, dando il via a una serie di eventi che avvolsero la vicenda in un mistero fitto di sospetti e verità negate.

Il primo testimone ascoltato oggi in aula è stato l’appuntato Emilio Cuomo, che era in servizio insieme al brigadiere Santino Tuzi quella sera fatale. Tuzi, il carabiniere che si suicidò nel 2008, aveva rivelato di aver visto Serena entrare in caserma la mattina del primo giugno, ma Cuomo ha dichiarato di non aver mai ricevuto questa informazione da lui durante le ricerche.

L’appuntato Cuomo ha ricostruito gli eventi di quella sera, ricordando che lui e Tuzi erano stati chiamati in caserma ad Arce per aiutare alcune persone in difficoltà. Ha poi raccontato di essere venuto a sapere della scomparsa di Serena quando sono arrivati dal padre della ragazza, Guglielmo Mollicone, poco dopo mezzanotte. Ha descritto anche l’arrivo in caserma del maresciallo Franco Mottola, comandante della stazione di Arce all’epoca dei fatti, insieme alla moglie, e di come indossasse una tuta da ginnastica.

Le altre testimonianze

Altri testimoni, tra cui lo zio di Serena e un meccanico chiamato dal padre della ragazza, hanno aggiunto dettagli alle ore cruciali della scomparsa. Antonio Mollicone, lo zio paterno di Serena, ha raccontato della preoccupazione e dell’angoscia che ha provato quando ha appreso della sparizione della nipote, mentre il meccanico Pasquale Simone ha confermato di essere stato chiamato da Guglielmo Mollicone per accompagnarlo in caserma.

Nonostante le testimonianze e le ricostruzioni, l’omicidio di Serena Mollicone rimane ancora irrisolto, con il processo in corso e tre dei cinque imputati presenti in aula. Dopo quasi 23 anni, la verità continua a sfuggire, lasciando aperti interrogativi irrisolti.