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PALERMO – Venerdì sera, in pieno centro storico a due passi da Teatro Massimo, sei giovani sono stati aggrediti da un branco prima con frasi a sfondo omofobo poi con pugni e calci. 

Stavamo chiacchierando in via Ruggero Settimo seduti sui blocchi di cemento all’incrocio con via Mariano Stabile quando abbiamo visto arrivare dal Politeama un gruppo di una quindicina di ragazzini, il più grande avrà avuto appena 18 anni. Ci hanno prima scrutato con sguardi minacciosi, poi un paio di loro ci ha gridato i soliti insulti del repertorio omofobo e, sì, noi abbiamo risposto.” 

Inizia così il racconto di una delle vittime dell’aggressione che, si sono visti braccare da 12 persone che li hanno colpiti con calci e pugni. Nessuno è intervento per cercare di difendere le vittime e gli aggressori sono riusciri a fuggire prima dell’arrivo della polizia. Le vittime hanno tra i 24 e i 29 anni sono state anche minacciate di morte nel caso in cui avessero parlato dell’accaduto con le forze dell’ordine.  Tra gli aggrediti alcuni hanno avuto bisogno di essere portati in ospedale per le ferite riportate e per farsi refertare. Al momento sono in corso indagini per individuare gli autori dell’aggressione. 

CONTROLLI DA INTENSIFICARE

Il presidente della IV Commissione consiliare di Palermo Ottavio Zacco, ha commentato così l’accaduto: “Bisogna intensificare i controlli e attivare interventi socio-culturali senza speculazioni politiche. Esprimo piena solidarietà ai giovani che hanno subito la violenta e ingiustificata aggressione omofoba nel centro storico di Palermo. Un ulteriore campanello d’allarme sul dilagante degrado sociale che sta attraversando la nostra città. Occorre con determinazione l’intervento di tutte le istituzioni Stato, Istituzioni locali, Regione, enti ecclesiastici e delle istituzioni scolastiche, necessita investire con maggior determinazioni in azioni di formazione e di sensibilizzazione contro ogni forma di violenza. La violenza ed in particolar modo quella a sfondo razziale ed omofoba, spesso sono frutto di un forte disagio socio-culturale, non bastano le mere condanne politiche e le isolate azioni repressive”.