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Ponte sullo stretto, partita una “class action” per rendere illegittimo il decreto legge. Presentata una azione inibitoria collettiva per fermare il progetto riesumato dal ministro Salvini che colpisce a cascata tutte le attività che si svolgono a Messina.

Una azione inibitoria collettiva per fermare il progetto Ponte e il relativo spreco di risorse, presentato da un gruppo di cittadini contrari sia alla realizzazione dell’opera che alla montagna di risorse sprecate negli ultimi 50 anni non essendoci in realtà un progetto cantierabile. Il presidente della Regione Renato Schifani ha cercato di intimorire annunciando azioni legali contro chi ostacola la costruzione del Ponte, ma ha calcolato male le reazioni.

Dopo la notizia del terzo esposto annunciato dal portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli, una nuova azione legale avrebbe effetti immediati contro quella che gli oppositori considerano un’opera inutile che ha solo macinato soldi che devono essere adoperati per le vere emergenze del territorio.

Ponte sullo stretto di Messina, parte una “class action” per dichiarare illegittimo il decreto legge

La società nata nel 1981 che si occupa dei lavori è in liquidazione da 10 anni e in causa contro lo Stato per un contenzioso ancora pendente, Riesumata in pratica per tracciare il progetto, il collegamento tra Sicilia e Calabria, sempre rimasto su carta e nelle promesse politiche. Ora la controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze al 51%,, valuta se è il caso di denunciare il parlamentare verde Bonelli, soprattutto dovrà capire come difendersi dalla ” class action” che sarà presentata al Tribunale di Roma.

L’azione inibitoria collettiva è uno strumento con cui una pluralità di persone o enti possono ottenere dal giudice l’inibizione di atti e comportamenti che pregiudicano i loro diritti o interessi. Il collegio di difesa è costituito dagli avvocati Aurora Notarianni, anche legale del Wwf, Giuseppe Vitarelli, Antonio De Luca e Mariagrazia Fedele.

I ricorrenti difendono l’interesse collettivo e la tutela del paesaggio, del patrimonio archeologico, dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, nell’interesse soprattutto delle future generazioni. Intendono quindi porre in essere ogni attività necessaria per preservare il territorio, la qualità di vita, la salute e il benessere.

Con la “class action” in pratica si dichiara illegittimo il decreto legge Ponte tramite l’incompatibilità con la normativa europea per far cessare immediatamente i lavori. Da venerdì scorso i legali hanno ricevuto mandato, sono già oltre una cinquantina i ricorrenti. Si aspetta che il numero arrivi almeno a 100 per poter depositare il ricorso. Da quel momento anche altri cittadini, associazioni, enti potranno aderire all’azione collettiva presentando istanza di adesione.

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