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“Votare in carcere è un diritto fondamentale”. È l’appello lanciato dal Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello alle istituzioni, agli operatori degli istituti di pena e ai familiari dei detenuti in vista del voto del 12 giugno prossimo per le amministrative e per cinque referendum abrogativi, appuntamento che solleva il problema del diritto di votare in carcere. “Si tratta di un tema al quale è stata negata, finora, l’attenzione che merita, siamo di fronte a un diritto subordinato a una procedura farraginosa che va snellita. Essa prevede – ha spiegato- che i detenuti facciano materialmente richiesta per votare; ma questo presuppone un iter preliminare caratterizzato da tempi lunghi, dal momento che, nel caso di molti ristretti, il luogo di residenza non coincide con quello di detenzione. A maggior ragione, i medesimi devono essere informati per tempo da parte dell’Amministrazione penitenziaria che ha il compito di garantire tale diritto. In determinati istituti del nostro paese si rileva una certa capacità organizzativa in termini di circolazione delle informazioni a vantaggio dei detenuti. Le carceri campane, mostrano, invece, evidenti lacune in questo senso”. Per il Garante Ciambriello: “Negli istituti di pena della nostra regione si manifesta una certa disomogeneità in termini di circolazione delle informazioni tra i detenuti, e questo ostacola il diritto di voto in carcere. Quanti detenuti sono stati correttamente informati su questo argomento? Quante famiglie dei ristretti dispongono delle informazioni necessarie all’esercizio di questo diritto da parte dei loro congiunti?”. Su questo argomento i garanti dei detenuti e l’associazione Antigone hanno realizzato dei volantini, attualmente in circolazione, e creato uno spot che ha beneficiato della disponibilità di alcune tv locali per la sua messa in onda a sostegno di una campagna di civiltà. “Quello del voto è un diritto fondamentale che non si deve perdere con la detenzione, a meno che non si sia in presenza di una sentenza del magistrato che comporti l’interdizione. I cinque referendum riguardano il tema della giustizia, ritengo pertanto che tale circostanza fornisca il contesto adatto a sensibilizzare la politica e le istituzioni a questa tematica delicata. L’anno scorso, solo due detenuti hanno votato per le amministrative a Napoli, entrambi a Poggioreale. Si tratta di una cifra irrisoria; è necessario e urgente un cambio di tendenza”.