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Il caso di Roberto Caracciolo, un uomo di 57 anni residente a Corigliano d’Otranto, ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Dopo la chiusura delle indagini, è stata presentata una richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti.

E’ accusato di aver occultato il cadavere del padre, Antonio, morto in casa all’età di 83 anni. La motivazione dietro questo macabro atto, secondo l’accusa formulata dal pm Luigi Mastroniani, sarebbe stata quella di continuare a riscuotere la pensione del defunto, che ammontava a circa 10.000 euro.

Roberto Caracciolo è stato sottoposto alla misura di libertà vigilata a partire da gennaio scorso e è stato ricoverato in una comunità riabilitativa assistenziale (Crap) dopo che una perizia disposta dalla Procura ha evidenziato una sua parziale infermità mentale e la sua incapacità di stare in giudizio. Tuttavia, ogni sei mesi sarà nuovamente valutato per verificare se il procedimento penale potrà o meno proseguire.

Caracciolo ha negato che il corpo fosse del padre ma l’autopsia lo ha smentito

L’uomo, difeso dall’avvocato Fabrizio Ruggeri, ha costantemente negato le accuse. Egli ha sostenuto che il corpo rinvenuto nel marzo scorso nella cucina dell’abitazione paterna, avvolto tra le coperte e posto su un lettino con un ventilatore acceso, non fosse quello del padre, il quale, a suo dire, si trovava in Svizzera. Tuttavia, l’esame medico-legale ha confermato che i resti dell’anziano erano in uno stato avanzato di decomposizione, escludendo ipotesi di morte violenta.

Gli accertamenti hanno portato all’archiviazione dell’ipotesi di omicidio volontario, ma hanno rafforzato le accuse di occultamento di cadavere, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebito utilizzo di carte di credito. Secondo l’accusa, il cadavere dell’anziano sarebbe stato nascosto nella cucina di casa, con l’intento di continuare a incassare la sua pensione per almeno due anni, facendo credere all’Inps che il beneficiario fosse ancora in vita.

La richiesta di rinvio a giudizio

La richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Mastroniani il 26 marzo scorso ha fissato l’udienza preliminare dinanzi al gup per il 28 maggio. L’Inps è stato identificato come parte lesa, poiché ha continuato a erogare la pensione, ritenendo che il beneficiario fosse ancora in vita. Secondo l’accusa, il figlio avrebbe beneficiato di questa truffa, occultando il cadavere per continuare a percepire il denaro. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi nel processo a carico di Roberto Caracciolo.

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