Di commissari celebri la Letteratura n’è piena; da Poirot a Colombo, da Maigret a Sheridan, dall’inossidabile Montalbano, passando per il partenopeo Ricciardi… embè a Napoli poteva esserci un solo commissario? “Non esiste proprio”.
Così, dalla penna di Christian Capriello, nasce Acampora, un commissario molto particolare che siamo certi amerete alla follia.


Su pagine LFA Publisher sarà presentato direttamente in anteprima al Salone del Libro di Torino, che dal 14 al 18 ottobre -presso il Lingotto- torna in presenza, il primo volume della trilogia dedicata a questo particolare personaggio dal titolo: MASCHERE DAL CIELO.

Ma adesso conosciamo meglio l’autore e, soprattutto, Acampora. 

Chi è Acampora? Ci illustra un po’ il personaggio?


Mi intrigava l’idea di creare una figura poliziesca di “singolare normalità”, al punto di poterne rimarcare le stranezze. No, non ho sbagliato a scrivere. Volevo proprio che uscisse così perché era così che l’ho pensata. Esser malinconici, gioiosi, riflessivi, con un crisma di ordinarietà. Ma, al tempo stesso, intensamente come poc’altri. Ed è questa la peculiarità del commissario Acampora. Uno al quale, quantomeno nella maggior parte dei casi, piacerebbe poter passare radente le mura senza esser notato. Ed è solo leggendo il libro che riuscirete a capire se vi riuscirà o meno. Quindi, non esitate. Accettate la sfida e poi mi direte quanto è realmente nella norma il nostro Luigi Acampora. Scommetto che chiunque potrebbe scorgervi un parente stretto. Ma, ed è la questa la cosa bella, non escludo che nel medesimo qualcuno possa anche rinvenirvi la sagoma del proprio peggior nemico…


L’ambientazione del romanzo è Napoli, ci dice il rapporto Acampora-città e Capriello-città?
Protagonista e autore amavano visceralmente la propria città. Ma non di quell’amore incondizionato, sordo, ceco e muto, senza se e senza ma. Anzi, ritengo che osservare con occhio critico la metropoli che ti ha dato i Natali sia il vero atto d’amore. Tirarle l’orecchio con una mano delegando l’altra a occuparsi di elargirle una carezza di pari intensità mi pare il giusto compromesso. Nascere in un luogo, cogliere la profondità del proprio radicamento mentale e affettivo è qualcosa legato all’istinto e al cuore. Ma ciò non deve costituire quella dannosa e improduttiva cortina fumogena che ha il torto di ottundere una doverosa visione d’insieme.

Come per l’autore, anche per il commissario Acampora, Napoli resta un patrimonio: ma di quelli da preservare, manutenere, smussare. Limitarsi a una lucidatura dei gagliardetti che, meritoriamente per carità, attiene alla gloriosa storia di una città come questa, non giova. È come gradare il cannocchiale per non guardare al di là della linea del proprio orizzonte. È proprio in città come Napoli che bisogna munirsi di telescopi sempre più potenti. Per scorgerne le lacune, quanto per comprenderne le reali prospettive. Certo è, lo so già, se un domani la vita dovesse impormi di vivere lontano da essa ne soffrirei. Quindi, W l’alta velocità e gli Worm-Holes. Troverei sempre una scusa per tornarvi. A costo di dire che mi sono scordato il mio accendi-sigari preferito. Io, che delle sigarette non ho mai messo in bocca neanche il filtro…


Il libro precedente, ANIME SU TELA, è candidato al Premio Napoli 2021, che si aspetta per questa nuova avventura e una speranza per vincere il prestigioso Premio ce l’ha?
ANIME SU TELA è un libro di cui vado assolutamente fiero. Scritto a 4 mani con una amica che ho imparato sempre più ad apprezzare nel tempo, il volume si è rivelato un esperimento avvincente. E, a potersi dire in base ai riscontri ottenuti, anche assai ben riuscito. Di tanto in tanto, scruto messaggi privati e recensioni ottenute con ben più di un filo di orgoglio. Scritto in 45 giorni, con semplici scambi rapidi di sms e whatsapp. Solo in sparuti casi un’email più articolata per confrontarsi. Ci siamo visti una sola volta da vicino. Una cosa folle. Ma bella proprio per questo. Se ci ripensiamo, ci diamo alle matte risate. Solo 2 folli contemporaneamente potevano partorire un libro del genere. Ci ha fatto molto piacere che sia stato considerato un narrato assai trasversale. Ognuno poteva ritrovarvi qualcosa di sé. Lo abbiamo compreso solo dopo, quando è stato pubblicato da una delle case editrici più entusiaste e coraggiose che abbia mai conosciuto.

Vincere il Premio Napoli? I sogni sono belli perché sanno donarti quel nitore emotivo intermedio fra la meramente fluttuante bolla di sapone che attiene alla più pura immaginazione e il bacio dell’unicorno riservato agli “eletti”. Non so se abbiamo delle chances, ma di certo parteciparvi è come un balsamo. Il solo pensiero lenisce le conseguenze legate alle facezie di giornata, e mitiga le incertezze. Sopisce, poi, di certo, le fatiche, nel senso più ampio possibile. Di certo, se vinciamo, invitiamo pure il commissario Acampora. Ammesso che non abbia già altri impegni.


Torniamo ad Acampora, il finale è davvero inaspettato, non lo sveleremo, ma vuole fornirci qualche feedback sul libro?
Apprezzo molto la domanda a trabocchetto, sapete bene che riuscireste a farmi spoiler are qualcosa. Ma non ci riuscirete. Manterrò il mio silenzio. Ma una cosa ve la devo confessare. La parte finale del libro è quella che ho scritto con maggiore vigore, velocità e passione. Mi sembrava davvero di essere lì, con loro, parteggiando una volta per l’ombra una volta per la luce. Bello vederli sfidarsi senza esclusione di colpi. Tant’è che la storia si è scritta da sé. Io mi sono accomodato, sul mio divano, incuriosito come un bambino. Anzi, vi rivelo che, probabilmente, sono io il primo vero lettore del libro. Quindi, che dirvi, oltre al fatto che spero che, grazie a questo libro vi sia un’improvvisa impennata nelle vendite di comodi divani?
Capriello che emozione le dà scrivere un libro?


È il caso di dire: Grazie per la domanda. Che emozione mi dà? In una sola parola, mi RIEMPIE. L’avvento di un nuovo personaggio nella mia testa è linfa vitale. Quando la scintilla dell’ispirazione vibra dentro, ormai arriva ad accorgersene anche mia moglie (“Credo che tu non stia pensando affatto ai lavori di ristrutturazione che dobbiamo fare in casa perché la famiglia cresce: confessa, tu stai pensando a come impostare il prossimo libro). Scrivere è avere un perenne obiettivo di migliorarsi e cercare di essere sempre più efficace. E la cosa più bella sapete qual è? Che scrivere porta sempre a imparare cose nuove. Comprendi quanto, per dipanare al meglio una qualsiasi matassa narrativa, sia necessario crescere, implementate necessariamente il proprio sapere e il proprio Know How su tantissimi argomenti, anche quelli dove, con puerile superficialità, credevi di poter pontificare. Anzi, solo chi scrive racconti e romanzi riesce a rendersi conto di quanto siamo mediamente ignoranti. Fra le cose che non conoscevamo e quelle che non arriveremo a conoscere mai, si assume la piena consapevolezza di quanto siamo scarno pulviscolo che si dimena su questa Madre Terra. MASCHERE DAL CIELO è, probabilmente, il libro che maggiormente mi ha fatto capire che le mie conoscenze del creato sono nelle stesse proporzioni che passano fra un chicco di grandine e i simpatici icebergs che, magari trainati dalla Corrente del Golfo, se ne vanno a spasso dal Polo. E vi dirò. Forse mi sono anche sin troppo sopravvalutato.


Sappiamo che lei ha un lavoro importante e una famiglia bellissima con bimbi piccoli, le chiedo dove trova il tempo per scrivere? Il libro lo dedica a loro… chiaramente?
La famiglia per me è TUTTO. Non tergiverserò su dove trovo il tempo, dico solo che, quando lo si vuole fortemente, il tempo per fare una determinata cosa lo trovi SEMPRE. È un lavorio costante, la mente emette infiniti brusii che vanno colti e catalogati. Con pazienza, cura, meticolosità. E poi, scrivere un libro è un progetto. Le “intuizioni” vanno appuntate al volo. Le idee sono come nuvole. Possono passare per lo stesso punto, ma non avranno mai la stessa forma. Ai miei bimbi, tavolozza policromatica di ogni istante del mio vivere, dedico tutto il tempo che posso, di certo non tutto quello che meritano. Ma devo ritenermi fortunato. A presidio di tutte le mie mancanze, c’è l’altra metà del mio cielo. Colei che mi ha fatto comprendere d’esser nato sul serio solo quando la vidi, per la prima volta, indovinate dove? In una LIBRERIA. Nulla succede per caso, amici miei. NULLA.

Perché un lettore dovrebbe comperare MASCHERE DAL CIELO… ?

Perché il commissario Acampora non è un commissario normale, pur potendo risultare tale al cospetto di una qualsiasi superficie opaca a base di silice. Non vi fate ingannare dalle apparenze, quello è un furbacchione. Anch’io ancora non lo conosco del tutto, ma ho tempo e modo per approfondire. Mi ha già parecchio scosso nelle sue peripezie di MASCHERE DAL CIELO, e pensavo volesse concedersi un periodo di ferie per riprendersi dai pazzeschi eventi che gli sono capitati in questo primo libro. Ma lui, no! Non ne vuole sapere di fermarsi un attimo. Vi dirò: è diventato parecchio insistente, ma non riesco proprio a dirgli di no. Già mi parla all’orecchio di altre sue avventure. Inutile dirvi che è riuscito a solleticare la mia curiosità. Al punto che ormai lo ascolto tutti i giorni, e non vedo l’ora di poter trasporre su carta quanto mi narra con cordiale sincerità. Di cuore, BUONA LETTURA A TUTTI.