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Oltre 30 anni passati in carcere per un reato non commesso. Questa è la storia di Beniamino Zuccheddu, incarcerato nel 1991 per un triplice omicidio avvenuto in un ovile di Sinnai, accusato dalla quarta vittima sopravvissuta, Luigi Pinna. L’ex pastore viene quindi condannato all’ergastolo nel 1992, ma nel 2017 lo stesso Pinna confessa di non aver visto il volto dell’aggressore e di aver ricevuto pressioni da un poliziotto che gli aveva mostrato la foto di Zuccheddu ed insistendo che fosse lui il colpevole. Il 26 gennaio del 2024 l’uomo è stato finalmente assolto dopo aver passato 33 anni in galera per una falsa accusa.

Le parole di Zuccheddu dopo l’assoluzione

Dopo la liberazione, Zuccheddu è intervenuto in conferenza stampa per raccontare le sue sensazioni di questi anni: “Mi sentivo come un uccellino in gabbia senza la possibilità di poter fare niente. In carcere mi dicevano sempre se ti ravvedi ti diamo la libertà. Ma di cosa mi devo ravvedere se non ho fatto niente. Non provo rabbia. Ho sempre sognato arrivasse questo momento, dal primo giorno. Il momento più brutto è stato quando mi hanno arrestato e il più bello quando mi hanno liberato. Desideravo avere una famiglia, costruire qualcosa, essere un libero cittadino come tutti. Trent’anni fa ero giovane, oggi sono vecchio. Mi hanno rubato tutto“. Ora che Zuccheddu ha ottenuto la libertà, il prossimo passo è richiedere un risarcimento, destinato a coloro che sono stati incarcerati ingiustamente. Tuttavia, ad oggi non è chiaro se e quando questo risarcimento gli sarà concesso.