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Dante Alighieri. Il sommo.
Considerato universalmente, uno dei più grandi poeti di ogni tempo. Una delle tre corone della letteratura italiana insieme a Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio.
Firenze mi diede i Natali direbbe egli stesso. 1265. Morto a Ravenna nel 1321. L’anno scorso sono stati celebrati i suoi “primi” 700. Anche per quest’anno sono stati organizzati decine di eventi ed iniziative per ricordare il Sommo Poeta nella giornata a lui dedicata. Dantedì. 25 marzo.

Dante Alighieri, figlio di una famiglia della piccola nobiltà. La sua intera produzione letteraria si incentra sull’incontro con Beatrice. Donna amata e celebrata. Donna e Madonna. Beatrice esaltata come simbolo della grazia divina e della forza generatrice. Beatrice o Bice Portinari. Per quanto riguarda la prima parte della vita di Dante, a Firenze, è stato profondamente influenzato dal letterato Brunetto Latini e sembra che intorno al 1287 abbia frequentato l’Università di Bologna. È stato poeta e prosatore, teorico letterario e pensatore politico, è considerato a giusta ragione, il padre della letteratura italiana.
Dirò di più, padre della lingua che oggi usiamo.
Ha inventato termini. Ha disegnato pensieri mai esistiti. Ha dipinto con maestria unica e rara concetti che hanno tracciato strade.
Durante i conflitti politici, Dante si è schiera con i guelfi contro i ghibellini e nel 1289 partecipa ad alcune azioni militari. Nel 1295 inizia l’attività politica iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali. Quando la classe dirigente guelfa si è spacca tra bianchi e neri, si è schierato con i bianchi che avevano il governo della città.
Ricopre vari incarichi e nel 1300, dopo una missione diplomatica a San Gimignano, è nominato priore. Gli son riconosciute doti di Giustizia e fermezza.
La carriera politica si interrompe quando viene accusato di concussione e condannato in contumacia prima a un’enorme multa e poi a morte nel marzo 1302.
Inizia per il Poeta, l’esilio che sarebbe durato fino alla morte.
Muore l’uomo politico, nasce il Poeta. Muore il politico, nasce la più grande opera letteraria italiana.
La divina commedia.
Inferno, purgatorio e paradiso. Un viaggio attraverso l’animo umano, la vita e la Natura del creato. La vastità infinita degli uomini e delle anime.

Le fonti religiose si intersecano con la tradizione classica. Punto di riferimento. Il Fiorentino sceglie il mantovano Virgilio come guida e maestro per il suo viaggio. Eneide, Odissea e Metamorfosi di Ovidio. Tutto lo scibile umano nelle mani del Fiorentino. Fin qui l’uomo, il poeta, il politico ed il pio religioso. Poeta viaggiatore. È però giusto, ritengo, lasciare traccia di questo peregrinare.
Suo e nostro.
Ho scelto, a questo proposito, un canto in particolare.
Canto 26 dell’Inferno.
Il canto di Ulisse.
L’eroe greco che salpato da Troia in fiamme con 3 navi di Compagni, viaggia da anni, alla ricerca della strada di casa. Itaca. Penelope, il figlio Telemaco e la reggia nelle mani dei Proci.
Ulisse è però un simbolo.
“S” maiuscola.
Dante lo utilizza come Uomo che sfida Destino e dio. Nello specifico Poseidone, dio dei mari. Padre di Polifemo, il gigante dall’occhio cieco.
O frati…. fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute a canoscenza”.
È l’ orazione che Ulisse, comandante di 3 forti navi, rivolge ai suoi compagni. Li spinge oltre le colonne del conosciuto. Le colonne di Ercole. Limite oltre il quale, l’uomo non ha mai messo piede.
Oltre il sole.
Oltre i proprio limiti.
Siete nati per sognare. Siete nati per sfidare ogni muro.
Ulisse, in Dante, è soprattutto l’uomo che ardentemente desidera Diventare.
Desidera essere centro di se stesso e della sua esistenza.
Dantedi, 25 Marzo.