di Corinne Bove

Fucà, “Vedonelvelononvedo”: raccontare con immagini e suoni. La conoscenza di sé attraverso l’altro, è il punto focale emerso dal lavoro artistico di Lina Fucà, intitolato Vedonelvelononvedo in mostra a Napoli, nella sala delle Carceri del Castel dell’Ovo dal 3 al 5 luglio. L’artista che insegna arte e immagine in una scuola multietnica di Torino, sperimenta nel suo progetto suddiviso in tre opere e realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione Merz e della Galleria Giorgio Persano, la realtà attraverso la naturalezza dell’altro in un viaggio sensoriale, emotivo in cui la stessa Fucà si è immersa. L’aspetto preponderante che porta il lavoro al raggiungimento di un climax emotivo è la comunicazione non verbale. La mancanza di una voce narrante espelle qualsiasi tipo di contaminazione, il racconto è nella potenza delle immagini e nella sonorità dei rumori. La Fucà non dispone ma lascia fare e si lascia andare alla spontaneità dei protagonisti delle sue opere. Nel lavoro intitolato Nonbastanounmilionedipassi durante la sua permanenza a Cuba l’artista affida delle macchine fotografiche usa e getta a persone del luogo chiedendo di utilizzarle a loro piacimento, il prodotto che ne è venuto fuori costituisce una serie di immagini di vita quotidiana in cui i cubani si mostrano per quello che sono, senza finzioni ma con una autenticità disarmante. Il video di riferimento riprende mani che lavorano all’uncinetto un filo di juta dove metaforicamente ogni singola storia contribuisce alla tessitura della vita, l’io individuale è al contempo l’io collettivo, l’essere un’entità equivale all’ essere parte del tutto.
La disinvoltura e l’intimità emergono anche in Unopertreugualesette , dove l’artista pone in evidenza i rapporti relazionali di donne con donne ma soprattutto di donne tra donne. La Fucà si presta al rito della vestizione lasciando sfogo alla creatività e alla libertà di ogni singola donna appartenente a cultura o religione diversa, l’idea di proiettare i video in contemporanea dona particolare bellezza alla simultaneità emotiva non solo dell’artista che acquisisce “l’altra lei” che la veste ma delle altre lei che mettono a nudo, sebbene in modi diversi, la propria sensualità, femminilità, proiettando l’immagine di se stesse nell’artista e viceversa. La donna diviene in questo contesto lo specchio dell’altra.
La femminilità esplode nell’opera che presta il titolo all’intero progetto Vedonelvelononvedo , l’immagine iniziale di una donna velata potrebbe ricondurre al pregiudizio sociale, alla apparente frattura tra due mondi diversi e lontani ma che in realtà si fondono nelle sensazioni, in un gioco di contrapposizioni, in un comune universo, anche qui al femminile. Oltre il velo e oltre lo sguardo c’è il desiderio di liberarsi.
Il progetto della Fucà è interessante non solo per i contenuti ma per l’ideazione, il lavoro è raccontato ma non narrato, l’osservazione dell’artista è delicata e l’indagine sociale prende spunto anche da fattori politici e religiosi ma con un taglio rispettoso.