La Germania all’indomani della Prima Guerra Mondiale (II parte)
Il collasso e l’ascesa di Hitler (1929-1933)
Gli ultimi anni della Repubblica di Weimar furono caratterizzati da un’instabilità politica superiore a quella degli anni precedenti. Il 29 marzo 1930 l’esperto di finanza Heinrich Brüning fu nominato da Paul von Hindenburg successore del Cancelliere Müller, dopo mesi di lobbismo politico del generale Kurt von Schleicher in favore dei militari. Ci si aspettava che il nuovo governo portasse a uno spostamento verso il conservatorismo, basato sui poteri speciali garantiti dal Reichspräsident in base alla costituzione, in quanto non godeva del supporto della maggioranza nel Reichstag[23]. Dopo che un decreto impopolare per risanare le finanze del Reich non trovò l’appoggio del Reichstag, Hindenburg stabilì un provvedimento di emergenza basato sull’articolo 48 della costituzione. Il decreto venne di nuovo invalidato il 18 luglio 1930 da un’esigua maggioranza del Reichstag con il supporto di SPD, KPD e delle allora piccole NSDAP e DNVP. Immediatamente dopo, Brüning sottomise al Reichstag il decreto presidenziale con il quale veniva sciolto.
Le successive elezioni generali del Reichstag, il 14 settembre 1930, risultarono un terremoto politico: il 18,3% dei voti andarono alla NSDAP, cinque volte in più della percentuale del 1928 (2,5%). Questo ebbe conseguenze devastanti per la Repubblica: non c’era una maggioranza nel Reichstag neanche per la Grande Coalizione e questo incoraggiò i sostenitori della NSDAP a manifestare le loro richieste di potere con una violenza e un terrore crescenti. A partire dal 1930 la Repubblica scivolò sempre più in uno stato di guerra civile.
Dal 1930 al 1933, Brüning tentò di risanare lo stato, che si trovava in una situazione disastrosa e senza una maggioranza in parlamento, governando con l’aiuto dei decreti presidenziali di emergenza. In quel periodo, la grande depressione raggiunse il culmine. Seguendo un approccio basato sull’austerità e le politiche deflazionistiche, Brüning tagliò drasticamente la spesa pubblica e aumentò la pressione fiscale, con conseguenze disastrose per l’economia nazionale. Alla base di tale deliberata decisione, vi era l’ottenimento della sospensione dei pagamenti delle riparazioni di guerra. Tra le altre cose, il Reich bloccò completamente tutte le concessioni pubbliche per l’assicurazione obbligatoria sulla disoccupazione che era stata introdotta solo nel 1927, il che risultò in maggiori contributi da parte dei lavoratori e minori benefici per i disoccupati.
Il rovescio economico durò fino alla seconda metà del 1932. Per quel tempo, la Repubblica di Weimar aveva perso tutta la credibilità nei confronti della maggioranza dei tedeschi. Mentre gli studiosi sono in grande disaccordo sulla valutazione da dare alla politica di Brüning, si può tranquillamente dire che contribuì al declino della Repubblica. Se a quell’epoca esistessero, o meno, delle alternative, rimane oggetto di ampio dibattito. Quel che è certo è che, a causa del taglio drastico della spesa effettuato in uno stato già in crisi, il livello di disoccupazione in soli 3 anni peggiorò incredibilmente, arrivando a sfiorare il 40%, giustificando il tutto con la promessa di una ripresa economica che mai ci fu. Il disastro sociale così causato può considerarsi uno dei motivi principali che crearono l’humus adatta all’ascesa successiva del partito nazional-socialista di Hitler. Nell’aprile del 1932, Hindenburg venne rieletto Reichspräsident, superando al secondo turno Hitler per sei milioni di voti. Nonostante Brüning avesse appoggiato fortemente la rielezione di Hindenburg, ne perse la fiducia, e si dimise il 30 maggio.
Hindenburg incaricò quindi come nuovo Reichskanzler Franz von Papen, che aveva il supporto di Hitler, ma a prezzo di una serie di richieste:
- il Reichstag sarebbe stato sciolto di nuovo per indire nuove elezioni;
- il bando delle SA, imposto dopo gli scontri di strada, doveva essere revocato;
- il governo socialista della Prussia sarebbe stato deposto con decreto d’emergenza (Preußenschlag)
Le elezioni generali per il Reichstag del 31 luglio 1932 portarono il 37,2% dei voti alla NSDAP. Hitler ora richiedeva di essere nominato cancelliere, ma la richiesta venne rifiutata da Hindenburg il 13 agosto. Non c’era ancora una maggioranza al Reichstag per nessun governo; come risultato, il Reichstag fu sciolto nuovamente e si rifecero le elezioni con la speranza che ne risultasse una maggioranza stabile. Ma non fu così; il 6 novembre 1932 le elezioni diedero il 33,0% dei voti allo NSDAP, che perse più del 4%. Il 3 dicembre Franz von Papen si dimise, sostituito come Reichskanzler, dal generale von Schleicher. Il suo audace piano di formare una maggioranza all’interno del Reichstag, riunendo i sindacalisti di sinistra dei vari partiti, compresi quelli della NSDAP guidati da Gregor Strasser, non ebbe successo.
Il 4 gennaio 1933, Hitler si incontrò in segreto con von Papen in casa del banchiere di Colonia Kurt von Schroeder. Si accordarono sulla
L’individuazione delle ragioni per le quali la Repubblica di Weimar sia crollata in maniera così catastrofica a favore della dittatura nazista è ancora oggi oggetto di molti dibattiti. Da un lato Hitler divenne Reichskanzler in modo legale attraverso i meccanismi impostati dalla costituzione e lo NSDAP aveva guadagnato la maggioranza relativa dei seggi nelle due elezioni del 1932. D’altra parte Hitler venne nominato Reichskanzler in un momento in cui il supporto al “movimento” si era dimostrato insufficiente per prendere il potere.
Molti tentativi sono stati fatti dagli studiosi per dare varie motivazioni e, a seconda delle opinioni politiche individuali, un’analisi può dare più enfasi a una ragione specifica piuttosto che a un’altra. La situazione è complicata dal fatto che durante la cosiddetta guerra fredda l’analisi storica fu condizionata dalle condizioni politiche presenti.
Risulta solamente frutto di una ipotesi sostenere che il nazismo poteva essere evitato se non fossero state prese certe decisioni. Per esempio, un’interessante speculazione di questo tipo si chiede quali risultati avrebbe conseguito lo NSDAP nelle consultazioni elettorali del 1933 se Hitler non avesse avuto il vantaggio di essere già al governo.
Si può comunque affermare che nessuna ragione, da sola, è sufficiente per spiegare l’ascesa del nazismo, ed è dunque più opportuno, probabilmente, parlare di una serie di concause. I tentativi più comunemente utilizzati si possono raggruppare in tre correnti principali di seguito sviluppate: ragioni economiche, istituzionali e personali.
La Repubblica di Weimar ebbe alcuni tra i più gravi problemi economici mai sperimentati nella storia di una democrazia occidentale. L’iperinflazione rampante, la massiccia disoccupazione e il grave abbassamento della qualità della vita, confrontati con il periodo precedente alla prima guerra mondiale, furono i fattori principali del collasso. Con la grande depressione degli anni trenta, le istituzioni della Repubblica in quanto tali vennero incolpate da molti per i problemi economici; questo è evidente nei risultati elettorali, dove i partiti politici che volevano lo smantellamento completo della Repubblica, sia a destra che a sinistra dell’arco costituzionale, resero impossibile la formazione di una maggioranza stabile in parlamento.
In questo contesto, il trattato di Versailles era considerato dal popolo tedesco come un documento punitivo e degradante, che costringeva la nazione a cedere aree ricche di risorse e a pagare somme enormi a titolo di riparazione di guerra. Queste riparazioni punitive non solo danneggiarono pesantemente l’economia tedesca, ma causarono anche grande costernazione e risentimento da parte della popolazione.
Oggi molti storici concordano che molti industriali identificarono la Repubblica con i sindacati e i socialdemocratici, poiché furono questi che stabilirono le concessioni sociali del 1918 e del 1919. Ma anche se alcuni videro Hitler come un mezzo per abolirle, la Repubblica era instabile ancor prima che certi industriali iniziassero ad appoggiare Hitler. A parte ciò, anche chi sostenne la nomina di Hitler non voleva il nazismo nella sua interezza e considerava Hitler solo come una soluzione temporanea nella propria ricerca dell’abolizione della Repubblica. Certamente, il supporto dell’industria non è sufficiente da solo a spiegare l’appoggio a Hitler da parte di consistenti fette della popolazione, che comprendevano molti operai che si erano allontanati dai partiti di sinistra. L’appoggio a Hitler dalle parti socialmente più deboli della popolazione fu guadagnato dal Führer grazie a una politica economica fortemente espansiva, totalmente contraria rispetto a quella di Bruning, in cui grazie all’aumento della spesa pubblica e di interventi statali mirati si ridusse notevolmente il tasso di disoccupazione e di povertà, creando lavoro per molti e avvicinandosi a livelli da piena occupazione.
L’abuso della stampa di denaro da parte del governo della repubblica di Weimar tra il 1922 e il 1923 causò una drammatica spirale iperinflattiva.
La costituzione della repubblica rappresenta il primo tentativo di instaurare un regime democratico in Germania, ma essa non risulta altro che un’anomala alleanza tra i democratici e i conservatori; a rinforzare questo clima di agitazioni si aggiunge una crisi economica dovuta ai debiti di guerra e le cifre che la Germania era obbligata a pagare ai debitori come risarcimento dei danni di guerra. La disoccupazione era in costante aumento come pure l’inflazione.
Per garantire i proprio crediti la Francia e il Belgio occuparono militarmente la zona mineraria della Ruhr, non facendo altro che accrescere il rancore dei tedeschi nei propri confronti. In questo clima si assiste alla nascita di molti partiti politici popolari tra cui il Partito Operaio Tedesco a cui aderisce anche l’ex caporale Adolf Hitler, il quale grazie al suo spirito di intraprendenza fonda poi un suo partito, il Partito Nazionalsocialista (NSDAP) meglio conosciuto come Partito Nazista. Il Partito Nazista era un’organizzazione militare i cui membri indossavano la camicia marrone ed erano soliti riportare l’ordine con violenza e devastazioni, proprio come i fascisti in Italia.
Nel 1923 Hitler tenta un colpo di stato (il cosiddetto Putsch di Monaco) che però fallisce e lo porta in carcere dove scrive il suo libro “Mein Kampf” (La mia battaglia) in cui prometteva un governo forte, che avrebbe ristabilito l’ordine e dato lavoro a tutti.
Intanto verso la fine degli anni ’20 la situazione inizia a migliorare grazie alla creazione di una banca nazionale. Inoltre con l’apertura degli scambi commerciali con l’Unione Europea e il varo dei piani Dawes e Young, l’economia tedesca può ripartire e i debiti vengono dimezzati. Però la crisi americana del ’29 provoca il ritiro dei capitali e quindi il conseguente crollo delle attività industriali; è in questo contesto che si assiste alla ripresa del nazionalismo più acceso.
Gli ideali di patriottismo attirarono presto le simpatie di molti proprietari terrieri e industriali che temevano una rivoluzione comunista, l’ascesa del Partito Nazista quindi è fulminea: nel 1930 è già il secondo partito della Germania, e alla fine del 1932 Hitler viene chiamato a formare il nuovo governo. Durante la successiva campagna elettorale i nazisti organizzano una serie di attentati che culminano con l’incendio del Reichstag.
Alle elezioni del 5 marzo del ’33 Hitler ottiene un consenso larghissimo e si fa concedere i pieni poteri, riunendo su di sé le cariche di cancelliere e presidente della repubblica, nel volgere di pochi mesi però ogni forma di democrazia viene abolita, furono soppressi i sindacati e ogni forma di libertà, fu poi creato una nuova polizia: la Gestapo.
Per quanto riguarda l’economia l’obiettivo principale è il raggiungimento dell’autarchia, cioè l’autosufficienza economica. L’economia del paese viene convertita in economia di guerra a partire dal settembre del 1936, secondo un progetto teso a preparare la nazione alla guerra, Hitler si muove alla conquista dello spazio vitale per la Germania, al fine di acquisire materie prime e prodotti agricoli.
Uno dei compiti principali di Hitler è l’indottrinamento dei lavoratori tedeschi per convincerli a massimizzare gli sforzi e quindi aumentare la produzione industriale in vista del nuovo conflitto. Parallelamente all’assoggettamento del mondo del lavoro si assiste al controllo anche della vita culturale: teatro, letteratura, scienza, subiscono un severo controllo, con il risultato che centinaio di opere d’arte saranno considerate “degenerate” e i migliori intellettuali e artisti lasceranno il paese. Nasce in questo modo il Terzo Reich, e si chiude così la breve vita della Repubblica di Weimar.
Hitler intanto provvede a eliminare ogni forma di dissidenza al partito e a consolidare il sistema totalitario grazie soprattutto ai nuovi mezzi di comunicazione come il cinema e la radio, e all’inquadramento della popolazione negli aspetti educativi e ideologici del partito. L’ideologia del partito si basavano sul principio della superiorità razziale, così come descritto in Mein Kampf, Hitler dichiara la razza ariana superiore a tutte le altre, mentre il principale nemico è il popolo ebraico, considerato come origine dei mali di tutto il mondo. Con l’emanazione delle Leggi di Norimberga la persecuzione diventa sempre più pesante: gli ebrei vengono vietati della cittadinanza, sono obbligati a esibire la stella di David sui vestiti, sono vietati i matrimoni misti, esclusione dalle attività commerciali e ricreative.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale si arriverà alla fase della “soluzione finale”, ovvero l’internamento nei campi di sterminio al fine del loro totale annientamento. I campi di concentramento fecero la loro comparsa già dal 1933 e inizialmente erano adibiti per l’internamento di oppositori politici; il lager rappresenta un luogo in cui la legge è dettata dai più forti. I prigionieri sono raggruppati in varie categorie e vengono considerati come oggetti, vengono cioè sfruttati fino alla morte e spesso utilizzati come cavie umane per esperimenti di medicina.

