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La mia sposa è la Patria.

Abbiamo già delineato il rapporto della Patria con i suoi attributi costituzionali ed axiotici, sacra, spirituale.

Adesso valuteremo quale è la sua più efficace presenza in fatto che è percepibile con la sua presenza in atto nell’essere. Ma quivi, quando si parla di atto ci si riferisce sempre e comunque dell’atto eroico, il maggior atto d’amor patrio, come il martirio d’amor di Dio e in sacrificio per compagni e compagne, e la difesa per la famiglia.

L’atto eroico è ciò a cui noi esseri presenti ed in preda alla mutevolezza del non essere abbiamo e dobbiamo mantenere.

Certo in pochi come Nietzsche hanno amato davvero la patria dei propri pronipoti, tendendo ad un superamento del sé già in atto data la concezione ciclica del tempo e le tre classificazioni della storia.

Ma Nietzsche ha sempre attinto alla terra per farne fuoco splendido, e la vedetta sa che quando il fuoco attizza non c’è problema e quando si spegne c’è  il cambio di guardia.

Questa la concezione altissima di comunità nel professore di Basilea.

Ma è ancora inattuale questa visione per quanto nell’epoca cybernetica si stia dispiegando, amare il futuro, purtuttavia senza pensare e formulare un quadro axiotico, amare la materialità che, pur non essendo più utensile, necessita spesso e quasi sempre della manipolazione umana.

Più spesso la Patria, come è giusto che sia, si basa sugli avi, sull’amore per gli stessi e per l’apprezzamento dei loro gesti eroici.

La mia sposa è la patria ed il suo abbraccio il Sospiro degli Avi

#danza #pace #memoria

Bene suonano  i versi che disincagliano ciò nel canto XVI e XVII del Paradiso di Dante. L’incontro con l’avo Cacciaguida, cavaliere crociato.

Il cercare eroi è preservare la memoria, tutto è vivo nella natura e nella nostra memoria, per riconoscere ad una persona un compito eccezionale deve vederla nella luce diffusa della lontananza.

Cacciaguida, l’esclamazione “O Sanguis meus, o superinfusa gratia Dei, sicut tibi, cui bis unquam caeli ianua reclusi?”

E Dante innanzi ad egli, eroe crociato, in timore reverenziale.

E codesto amare gli avi dà una forza morale sostenuta e temperata da una dolciezza e da una apertura di sentimento rarissime .

Per farsi giudici del prossimo occorre, d’altronde una distanza tra sé ed i propri contemporanei, un amore per il passato tranquillo, sobrio, onesto, le nobili tradizioni antiche, l’oniricità del passato. Tristezza, nostalgia e romanticismo. Il giudice poeta per meglio giudicare, che ama gli atti eroici e quelli d’amore.  

Lo sguardo enigmatico della patria, tutta di candidezza vetusta è la gloria passata, lei è la mia sposa ed il suo abbraccio il sospiro degli avi e sangue non mostra ma lo preserva mostrando solo il verde glorioso e la sua purezza come di colomba.

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