Lefebvre, 38 anni dopo nuove consacrazioni senza il Papa e scatta la scomunica
La Fraternità Sacerdotale San Pio X è tornata al centro dell’attenzione della Chiesa cattolica dopo le nuove consacrazioni episcopali celebrate il 1° luglio 2026 a Écône, in Svizzera. Nello stesso luogo legato alla storia di monsignor Marcel Lefebvre, quattro sacerdoti sono stati consacrati vescovi senza mandato pontificio.
Il giorno successivo, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato la scomunica per i vescovi direttamente coinvolti nel rito. Il provvedimento riguarda Alfonso de Galarreta, celebrante principale, Bernard Fellay, presente come co-consacrante, e i quattro nuovi vescovi Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel de Sivry e Marc Hanappier.
La vicenda richiama quanto avvenne nel 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione di Giovanni Paolo II. Quel gesto aprì una frattura profonda tra Roma e la Fraternità San Pio X. Nel corso degli anni, la Santa Sede ha cercato più volte una via di dialogo. Benedetto XVI revocò nel 2009 la scomunica ai vescovi consacrati da Lefebvre, mentre papa Francesco concesse alcune facoltà pastorali per confessioni e matrimoni.
La nuova decisione della Fraternità segna quindi un passaggio delicato nei rapporti con Roma. Per la Santa Sede, la consacrazione di vescovi senza mandato del Papa costituisce un atto di natura scismatica. La Fraternità, dal canto suo, sostiene di aver agito per garantire la continuità della propria missione religiosa e della celebrazione dei sacramenti secondo il rito tradizionale.
Il caso riguarda un tema centrale per la Chiesa cattolica, ovvero il rapporto tra autorità del Papa, Tradizione e comunione ecclesiale. La Santa Sede ha invitato sacerdoti e fedeli a restare uniti al Pontefice e ai vescovi in comunione con lui.

