Vittorio Centrone ha creato il suo alter ego immaginario, Lemuri il Visionario, diventato poi un fumetto e un’opera rock grazie alla matita di Giulio De Vita, per portare avanti il suo messaggio nella musica pop/rock d’autore dopo aver toccato nel 2004 il vertice delle classifiche europee (è la voce maschile del brano “Dragostea Din Tea”). Inizia così la storia del suo album di inediti (il secondo dopo un esordio nel lontano 2003), “Viaggio al centro di un cuore Blu” uscito il 23 aprile e anticipato dal singolo “Niente da dire” su etichetta Vrec / Audioglobe distribuzione.

Ci de­scri­vi quel mo­men­to, pre­sen­te nel­la tua bio­gra­fia, in cui hai ca­pi­to che la mu­si­ca do­ve­va far par­te del­la tua vita?

Certo! Quel momento è ben stampato nella mente. Già suonavo e cantavo da alcuni anni ma ovviamente non riuscivo a guadagnare con la musica. Mio padre era contrario e mi spingeva verso un lavoro “normale”. Così decisi di provare a capire se il “mostro” era davvero così brutto come me lo ero dipinto e mi feci assumere come impiegato tirocinante in un’assicurazione. Ricordo che nonostante cercassi d’impegnarmi non riuscivo proprio ad evitare di commettere errori. Avevo la netta sensazione di essere fuori posto e che se avessi continuato sarei sempre stato profondamente infelice. Dopo tre mesi sapevo con certezza che dovevo impegnarmi a fondo per trasformare la passione della mia vita in un lavoro. Non c’era alternativa, almeno per me.

Qual è l’e­le­men­to che non do­vreb­be mai man­ca­re in un pez­zo fir­ma­to Lemuri Il Visionario?

Direi quel lato visionario e poetico che ti porta a viaggiare con la fantasia. Ascoltare una canzone, così come osservare un’opera d’arte o leggere una bella storia dovrebbe sempre aiutare le persone a viaggiare “ad un milione di miglia dal mondo e sulla sponda nascosta del cuore”.

Di cosa par­la “Viaggio al centro di un cuore blu” e cosa pen­si deb­ba ar­ri­va­re al tuo ascol­ta­to­re?

La voglia di fare il viaggio che ho fatto io cioè quello dentro sé stessi attraverso il potente mezzo magico che è la musica. Sono convinto che il nostro compito in questo assurdo miracolo che abbiamo deciso di chiamare vita sia quello di conoscere il più possibile i tantissimi mondi che sono nascosti dentro di noi e di conseguenza percorrere la giusta strada che ci è stata assegnata al momento della nascita. Insomma la nostra missione è essere felici e per esserlo dobbiamo per forza sapere chi siamo veramente.


“Niente da dire” è il singolo che ha anticipato il tuo album. C
’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso della canzone? 

Ed è bella la vita ed è pazza la vita, quando pensi “è finita” spunta subito un raggio di sole. Niente da dire e da aggiungere per l’appunto.

A livello di ascolti, tendi a cibarti di un genere in particolare oppure ti reputi abbastanza onnivoro?

Da molti anni ormai sono abituato ad ascoltare di tutto. Ci sono tesori nascosti in ogni genere musicale anche se ormai parlare di generi puri è sempre più anacronistico. Questo è il tempo del crossover in ogni ambito artistico.

Prossimi step?

Promuovere al meglio questo nuovo disco e soprattutto farlo conoscere al pubblico attraverso concerti dal vivo da qui fino al prossimo autunno inverno.

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