di Corinne Bove

Con i Talebani e la nascita dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan i riflettori ricadono inevitabilmente sull’Islam e sulle molteplici interpretazioni che giungono dai media. Partendo proprio dal concetto ambiguo di teocrazia, potremmo definire l’Islam teocentrico ma non teocratico. La teocrazia che dal greco letteralmente ha significato di “ potere di Dio” , presuppone comunque una mediazione terrena e nell’Islam non esiste una istituzione clericale, come nella Chiesa, tale da esserne investita del potere di Dio ed esercitarlo. Nell’Islam, a differenza di quanto accadeva in Occidente dove il clero ha cercato per millenni di prevalere nella sfera pubblica, si evidenzia una commistione tra politica e religione dove la prima tende a strumentalizzare la seconda. Il revivalismo di oggi, ovvero il bisogno di ricontestualizzare la realtà dei tempi d’oro dell’Islam in una realtà ambigua pone una riflessione su come definire il sistema politico – religioso all’interno del nascente emirato islamico dell’Afghanistan. Possiamo davvero definirlo un sistema teocratico? Considerando che Dio non esercita un potere diretto, considerando che non esiste nell’Islam una gerarchia clericale, la rappresentanza politica “usurpa” un diritto di rappresentanza religiosa che in realtà non trova riscontro? La diatriba tra funzioni religiose e politiche ha radici primordiali ed è stata oggetto di critiche in riferimento al califfato. Il termine califfo viene menzionato nel Corano due volte riferito ad Adamo e a Davide col significato di vicario o sostituto di Dio sulla terra ma solo dopo la morte di Muhammad il concetto di califfato assunse una valenza politica. C’era la necessità di stabilire chi dopo la morte dell’inviato di Dio fosse stato in grado di tutelare e assumersi le responsabilità civili dello stato islamico. La questione sulla responsabilità religiosa oltre che politica si è palesata maggiormente dopo i 4 califfi ben guidati (Abu Bakr, Omar, Otman e Alì). Da un punto di vista puramente interpretativo il riconoscimento religioso troverebbe corresponsione nel concetto stesso di vicariato ovvero nell’immedesimazione in Dio. La necessità dunque di formare un emirato oggi nasce dall’esigenza di creare un nesso, una sorta di continuità sulla scorta del passato, arrogandosi un potere assoluto. Il sistema proposto dai talebani ha sicuramente una valenza teocentrica, consolidata nel riconoscimento dell’unicità di Dio e di Muhammad come suo inviato ma il concetto di teocrazia è discutibile. L’ambiguità nasce anche dall’utilizzo del termine, sovente riscontrato, di “reinterpretazione” della Shari’a o ridefinizione della stessa. La Shari’a o legge rivelata a differenza del Fiqh , in quanto divina e perfetta resta immutabile nel tempo e nonostante venga seguita in Arabia Saudita, Iran, Yemen, Kuwait Afghanistan e Sudan, attualmente in nessun paese viene applicata integralmente.