Il Regno Unito continua ad essere al centro delle attenzioni internazionali. A 48 ore di distanza dalle parole del Presidente americano Donald Trump sulla riunificazione dell’Irlanda, pronunciate nella conferenza stampa congiunta con Taoiseach Micheál Martin durante il suo soggiorno sull’Isola di Smeraldo in occasione del torneo di golf in programma lo scorso fine settimana presso il suo resort privato a Doonbeg. Quest’oggi si è verificato un avvenimento che, più che polemiche e speranze, potrebbe minare realmente l’unità politica del Regno Unito.
John Swinney, Michelle O’Neill e Rhun ap Iorwerth, rispettivamente First Minister di Scozia, Irlanda del Nord e Galles, hanno firmato un memorandum d’intesa sul diritto all’autodeterminazione, che potrebbe concretizzarsi in futuro con referendum o altre misure legislative. L’accordo arriva a 10 anni esatti dalla Brexit, che tramite voto popolare portò il Regno Unito fuori dall’Unione Europea. Nel famoso referendum del 23 giugno 2016, la maggioranza degli elettori di Scozia e Irlanda del Nord votò a favore del Remain, mentre in Galles i cittadini votarono per il Leave, unendosi al 53,4% di quegli inglesi che decisero per la rottura con la UE.
Con la firma del documento odierno, i leader separatisti hanno lanciato un avvertimento chiaro a Londra e una mano tesa a Bruxelles.
I sogni futuri degli Stati separatisti
Ma quali altri intenzioni si celano dietro la firma del memorandum? Scozia e Galles ambiscono a diventare Stati indipendenti membri dell’Unione Europea. Mentre l’Irlanda del Nord, come riportato anche da Tgcom24, ambirebbe alla riunificazione con la Repubblica d’Irlanda, un passo che andrebbe a chiudere la sanguinosa guerra civile, terminata nel 1998 con la pace del Venerdì Santo, e andrebbe a concretizzare l’auspicio del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Quali scenari per il Regno Unito?
Lo scenario di una possibile frammentazione del Regno Unito resta, al momento, più un’ipotesi politica che una prospettiva concreta, ma le recenti prese di posizione dei leader di Scozia, Irlanda del Nord e Galles hanno riportato il tema al centro del dibattito. Il punto più delicato resta quello nordirlandese, dove l’Accordo del Venerdì Santo prevede la possibilità di indire un referendum sulla riunificazione qualora emerga una concreta probabilità di una maggioranza favorevole. Il governo britannico, tuttavia, continua a sostenere che non vi siano oggi elementi sufficienti per ritenere che tale condizione sia maturata. Il tema resta comunque politicamente sensibile, soprattutto dopo le parole di Trump, che ha dichiarato di voler vedere un’Irlanda unita. A questo si aggiunge la posizione di Andy Burnham, che ha ribadito l’impegno del governo britannico a rispettare l’Accordo del Venerdì Santo, pur escludendo al momento l’ipotesi di un nuovo referendum.
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