“Tanto l’assicurazione non paga.” La verità che quasi nessuno ti spiega.
Ci sono frasi che sento ripetere da anni.
Una delle più comuni è questa:
“Tanto l’assicurazione non paga.”
È una frase che nasce quasi sempre dopo un problema. Dopo un sinistro. Dopo una richiesta di risarcimento respinta. Dopo una delusione.
Ma ogni volta mi fermo a riflettere.
Il problema era davvero l’assicurazione?
Oppure il problema era un altro?
Perché nella maggior parte dei casi, il nodo non è capire se una compagnia paga oppure no.
La vera domanda è molto più semplice.
Quella polizza era davvero adatta alla persona che l’ha sottoscritta?
Ed è qui che entra in gioco una parola che spesso spaventa, perché sembra solo burocrazia.
Adeguatezza.
Molti la vivono come una perdita di tempo.
“Perché tutte queste domande?”
“Perché quella che ho non va bene?”
“Allora fino ad oggi ho pagato a vuoto?”
“Perché devo compilare un questionario?”
“In fondo mi serve solo una polizza.”
In realtà è esattamente il contrario.
Quelle domande servono a capire chi sei.
Come vivi.
Cosa vuoi proteggere.
Quali rischi corri davvero.
Perché non esiste una polizza giusta per tutti.
Esiste la polizza giusta per te.
Una famiglia con due bambini ha esigenze diverse rispetto a una persona che vive da sola.
Un artigiano ha rischi diversi rispetto a un impiegato.
Un imprenditore ha necessità completamente diverse rispetto a un pensionato.
Ecco perché parlare di adeguatezza significa parlare di tutela.
Non è un favore alle compagnie.
È un diritto del cliente.
Una polizza non dovrebbe essere scelta perché costa meno.
E nemmeno perché promette di coprire tutto.
Dovrebbe essere scelta perché risponde alle reali esigenze di chi la sottoscrive.
Per questo oggi gli intermediari hanno il dovere di raccogliere informazioni, fare domande e verificare che il prodotto sia coerente con il cliente.
Non è carta da firmare.
È un momento fondamentale della consulenza.
Perché una polizza poco chiara, spiegata male o semplicemente non adeguata può creare un’illusione di sicurezza.
E non c’è nulla di peggio che sentirsi protetti… per poi scoprire, nel momento del bisogno, che quella protezione non era quella che immaginavamo.
Ecco perché il mio consiglio è sempre lo stesso.
Non avere fretta di firmare.
Pretendi che qualcuno ti spieghi.
Fai domande.
Chiedi anche, e soprattutto, che cosa non è coperto.
Perché una buona assicurazione non è quella che acquisti più velocemente.
È quella che, quando arriva davvero un imprevisto, risponde esattamente alle esigenze per cui l’hai scelta.
Ed è proprio questa, forse, la differenza più grande tra vendere una polizza e fare davvero consulenza.
“Proteggere una persona significa aiutarla a scegliere la polizza giusta. Non semplicemente una polizza.”
Buona polizza 😉
Luca, un assicuratore amico.


