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Base navale cinese in Cambogia. La Repubblica Popolare Cinese continua senza soste la sua politica di rafforzamento militare, e soprattutto navale, in tutto il mondo. Giunge infatti notizia che Pechino sta ristrutturando la base di Ream in Cambogia, che è un paese satellite di Pechino sin dai tempi dei Khmer Rossi.

Quella di Ream è in realtà una vecchia installazione costruita dagli americani ai tempi della guerra del Vietnam, e poi trascurata dalla debole Marina militare di Phnom Penh. I cinesi ne hanno tuttavia intuito le potenzialità, decidendo di ammodernarla per renderla uno scalo adatto all’attracco delle sue navi da guerra.

Occorre rammentare, a tale proposito, che già ora la flotta cinese supera in quanto a numeri quella americana (355 navi contro 300). Anche se esiste ancora uno squilibrio tecnologico notevole tra le due flotte, nel senso che le navi USA sono più avanzate.

Tuttavia Pechino sta lavorando molto per ridurre il divario, soprattutto per quanto riguarda le portaerei, da sempre spina dorsale della US Navy. Attualmente la principale nave cinese di questo tipo è la vecchia “Liaoning”,  varata dai cantieri di Mikolaiv e poi ceduta dall’Ucraina alla Repubblica Popolare nel 1998.

Secondo le valutazioni della intelligence USA, tuttavia, i cantieri navali cinesi possono produrre due navi ogni tre mesi. Ciò significa che, procedendo a questi ritmi, la Repubblica Popolare potrebbe arrivare ad avere 420 navi da guerra nel 2025, distanziando ancor più gli Stati Uniti.

L’ultima portaerei cinese in fase di costruzione, che gli americani chiamano “Tipo 003”, sarebbe dotata del sistema di decollo con catapulta che viene utilizzato da tutte le portaerei statunitensi, e che permette di far decollare e atterrare i velivoli in modo più rapido ed efficace.

Attualmente la Repubblica Popolare possiede una sola base navale all’estero – quella di Gibuti in Africa – ed è inoltre in trattativa con il governo delle Isole Salomone, nel Pacifico meridionale, per installare in loco un’altra base.

Si collocherebbe a soli 2000 km dalle coste australiane, e tale fatto ha subito causato proteste da parte di Canberra, che è la maggiore potenza regionale dell’area. Ma sono intervenute pure Washington e Londra, che nell’are suddetta hanno grandi interessi.

Comunque la base cambogiana di Ream avrebbe una funzione strategica, aggiungendosi alla catena di isolotti nel Mar Cinese Meridionale – alcuni artificiali – che Pechino ha occupato pur essendo essi collocati in acque internazionali.

La strategia di Pechino è quindi chiara. Terminata la fase in cui la Cina mostrava un volto solo commerciale ed essenzialmente pacifico, ora le sue ambizioni di diventare potenza globale al pari degli USA è sempre più evidente.

Vi sono tuttavia ostacoli notevoli. Il ministro degli Esteri di Xi Jinping, Wang Yi, ha cercato di replicare con altri Stati insulari del Pacifico meridionale lo stesso accordo raggiunto con le Isole Salomone, ricevendo però una serie di rifiuti, in particolare dalle Isole Fiji alle quali Pechino teneva molto.

Tutti hanno infatti capito che la Cina offre alle nazioni piccole generose sovvenzioni economiche che, tuttavia, gli Stati beneficiari non riescono a ripagare, vedendosi così costretti a cedere a Pechino il controllo di asset strategici quali porti e aeroporti.

Intuito il pericolo, molti cercano ora di sottrarsi all’influenza cinese e questo potrebbe essere fatale per i progetti espansivi di Pechino. Non a caso, del celebre progetto della “Via della seta”, voluto da Xi Jinping, si parla ora molto meno di prima.

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