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L’origine vera dei problemi di Joe Biden risale al disastroso ritiro dall’Afghanistan, quando il presidente Usa lasciò il Paese in mano ai talebani nonostante il parere contrario dei militari e dei servizi di intelligence. Intendeva spostare l’attenzione americana dall’Europa, giudicata “tranquilla”, al contesto asiatico dove incombe il problema delle mire annessionistiche della Cina su Taiwan.

Biden poi tentò di ricompattare il fronte occidentale organizzando un forum virtuale sulla democrazia che non ebbe successo. La caduta del prestigio Usa continuò, al punto che alleati un tempo solidissimi come l’Arabia Saudita rifiutarono di parlare con lui a proposito delle sanzioni antirusse e dell’eventuale aumento di forniture energetiche alle nazioni occidentali.

Nel frattempo, con l’invasione dell’Ucraina, Putin ha dimostrato a Biden che l’Europa era tutt’altro che tranquilla. In un primo tempo adottò un atteggiamento di grande prudenza. Salvo poi smentirsi quando fu chiaro che l’esercito di Putin era più debole di quanto si pensasse. Quindi un aumento progressivo delle forniture di armamenti a Kiev e il ruolo sempre più attivo della intelligence Usa nel conflitto.

Adesso Volodymyr Zelensky, sempre indicato come eroe della resistenza ucraina, è stato pesantemente “redarguito” da Usa e Nato quando ha affermato che il suo Paese, pur di raggiungere un accordo con i russi, era disposto a rinunciare alla sovranità sulla Crimea.

Della clamorosa smentita si è occupato soprattutto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sostenendo che l’Alleanza Atlantica mai avrebbe permesso di cedere definitivamente la Crimea alla Federazione Russa. Perfettamente in linea con il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin, secondo il quale è opportuno prolungare la guerra per indebolire la Russia.

La vicenda è quanto meno curiosa. Non a caso molti osservatori, anche di fede atlantista, si sono chiesti chi comanda realmente a Kiev. E’ Zelensky, in quanto presidente liberamente eletto di un Paese indipendente, ad esercitare il potere? Oppure quello vero è nelle mani di Washington  e del quartier generale della Nato? Se l’ipotesi corretta fosse la seconda, allora non sarebbe soltanto Putin a nutrire scarso rispetto per gli ucraini, ma anche gli stessi vertici del mondo occidentale. In altre parole i poveri ucraini sono utili solo per indebolire Mosca, e la loro indipendenza non è il fulcro della questione.

Il danno d’immagine per aver smentito in modo così clamoroso il presidente ucraino rischia di essere rilevante e di portare acqua al mulino dello zar moscovita, in affanno per le scarse prestazioni delle sue forze armate nel Paese che ha invaso.

E’ comunque opportuno ribadire che Biden non è il presidente adatto in situazioni di crisi. Gli fa difetto la lucidità mentale e la capacità strategica di prevedere il corso degli avvenimenti. Non c’è, insomma, di che stare tranquilli. Le autocrazie, che non hanno bisogno del sostegno popolare, potrebbero davvero cogliere l’occasione per cacciare l’Occidente in una crisi dalla quale sarebbe molto arduo uscire.

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